Forse c’è una sola cosa peggiore del non lavorare: farlo gratis. Perché occupa tempo, che nessuno potrà mai restituire, e non ti dà nulla in compenso. Il quadro che emerge dall’ultima ricerca condotta dall’Ires per conto della Filmcams – Cgil, “Professionisti: a quali condizioni?” è allarmante: ormai un giovane professionista su due lavora senza percepire un euro.

La ricerca affronta tutti gli aspetti della libera professione: quelli demografici, gli aspetti economici, tra compensi sempre più bassi, poca autonomia, precariato e nessuna tutela. Una realtà così disastrata che il 63,7 per cento degli intervistati sarebbe disposto a fuggire all’estero per trovare un’occupazione più dignitosa.

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Il documento (frutto di 3771 questionari, 2640 nel novero degli autonomi, 898 in quello dei dipendenti e 233 nel gruppo dei praticanti), finito sotto gli occhi del ministro Sacconi, come spiega il Corriere della Sera, è diviso in quattro aree: autonomi, dipendenti, ingresso nella professione, welfare.

Il cosiddetto “popolo delle partite iva” non è mai stato seguito dalle grandi rappresentanze sindacali, ma ormai è parere di molti che così non si può andare avanti: gli Ordini sono strumenti obsoleti, quando addirittura non ostili ai nuovi ingressi; gli studi professionali abusano dello strumento dei tirocini per avere manodopera intellettuale a costo zero con orari di lavoro che sono in media di nove ore al giorno.

L’età media dei futuri avvocati e architetti d’Italia che ancora devono chiedere aiuto alla famiglia è di quasi trent’anni, e anche quando si ottiene il praticantato – una forma che riconosce la prima esperienza di lavoro come ingresso dalla porta principale all’iscrizione all’Ordine professionale e quindi, almeno formalmente, al prezzario – per più di un terzo di loro non farà la differenza, perché il mercato del lavoro è strozzato in alto da pochi privilegiati, e popolato in basso da un’offerta sempre più bassa.

Una delle soluzioni proposte dal governo è quella di fare del praticantato un apprendistato secondo le norme dei lavori artigianali, ma è quasi impossibile mettere d’accordo gli Ordini professionali.

Un’altra idea è quella di ispirarsi al giornalismo, che da anni lavora nelle Università per creare scuole che sostituiscono il praticantato con un corso post-laurea. Ma fin quando il paese crescerà così poco e i livelli retributivi saranno questi, senza tutela pensionistica, si tratta solo di sapere di che morte morire.

In tutto questo, la condizione delle donne, ovviamente, non è affatto rosea: molto coinvolte in settori come Cultura e Spettacolo, Informazione ed Editoria, Interpreti e traduttori, Docenti ed educatori, sentono più degli uomini l’aggravarsi della situazione.