Leggere è deleterio per le donne, impedisce loro di fare figli. È questa la provocazione del quotidiano Libero, in un articolo a firma di Camillo Langone: la scolarizzazione femminile sarebbe responsabile del calo demografico italiano e, per questo, andrebbe combattuta.

Dopo anni di lotte femministe, di battaglie per l’eguaglianza e le pari dignità, Libero riporta in voga un cliché svilente per il genere femminile: la donna istruita è un flagello per la società, meglio perciò tornare al passato con una moglie oggetto del marito, bloccata nel pensiero autonomo, pronta a sfornare vere e proprie squadre di calcio di pargoli, unicamente interessata alla pulizie e alla cottura di ottimi manicaretti per colui che, in casa, porta i pantaloni.

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La vera motivazione, tuttavia, è un tema caro al quotidiano: quello dell’immigrazione. Secondo la testata, infatti, in Italia nessuno vorrebbe più assumersi le responsabilità di diventare genitore e, finché le culle rimarranno vuote, continueranno ad approdare sulle spiagge del Sud Italia barconi di immigrati clandestini. E di questo scarso desiderio alla prole sono imputati proprio i libri, di cui si riportano addirittura i dati scientifici rilevati dalla Harvard Kennedy School of Government:

«Gli studi recenti dimostrano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che “le donne con più educazione e competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”. E il ministro conservatore inglese David Willets ha avuto il coraggio di far notare che “più istruzione superiore femminile” si traduce in “meno famiglie e meno figli”. Il valore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà. Così dicono i numeri: non prendetevela con me».

Sulla legittimità della dichiarazione, lasciamo al lettore l’onere di esprimere un giudizio. Ma un dubbio sorge più che spontaneo: non saranno, forse, altre contingenze a impedire nuove gravidanze rispetto alla lettura di un buon libro? Forse, in tempo di crisi economica, le famiglie non possono più guardare al futuro con occhi speranzosi e, di certo, un bambino diviene un impegno non indifferente in termini di risorse psicologiche, fisiche e monetarie. E, chissà, saranno forse l’istruzione, il buon senso e qualche libro a suggerire come mettere al mondo un figlio che non si potrà mantenere non sia proprio la più scaltra delle idee da inseguire.

Fonte: SKY