Infuria la protesta civile in Libia, mentre il potere repressivo di Muammar Gheddafi imperversa mietendo vittime al suo passaggio. Nonostante un numero sempre più alto di militari stia disertando dai suoi compiti, lasciando le file armate del potere in favore della ribellione popolare, la mano del regime si fa sentire sempre più opprimente.

Il colonnello, al sicuro nel suo bunker segreto, lancia anatemi telefonici attraverso la TV di Stato Libica, ribadendo che la rivolta popolare è una farsa e che Bin Laden distribuisce droghe ai giovani per condurli a combattere contro il regime.

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Queste le sue parole deliranti:

“Questa gente non ha richieste. Le loro richieste vengono dettate da Bin Laden. I vostri figli sono manipolati da Bin Laden. Quel che sta accadendo a Zawia è una commedia: gli uomini di Bin Laden hanno distribuito le droghe nell’acqua, nello yogurt, nel cibo agli abitanti, che armati stanno devastando la città. Se volete questo caos siete liberi. E se volete continuare a combattere fra loro, continuate pure. Al Qaida vuole creare un emirato islamico in Libia. Dovreste ascoltare Dio, non Bin Laden, il suo è terrorismo internazionale e non ci deve essere misericordia. La Regina Elisabetta è al potere da più tempo di me, ma a lei non accade nulla. Se la situazione peggiorerà si interromperanno i flussi di petrolio. I vostri figli vengono utilizzati per raggiungere uno scopo. Disarmateli e catturateli! Genitori, fratelli, uomini di chiesa, intellettuali, avete una responsabilità: dovete parlare con loro e arrestare chi li ha manipolati.”

Il messaggio del dittatore è chiaro, da giorni le sue parole risultano come un avvertimento preciso nei confronti di chi affiancherà e sosterrà la rivolta popolare. In particolare gli USA sono invitati a non intromettersi nella politica interna dello stato libico, alleati compresi tra i quali l’Italia, accusata di vendere armi e aerei ai rivoltosi.

La situazione è tesa e drammatica, quello che non trapela se non dai diretti interessati, sono le condizioni di violenza a cui sono sottoposti i civili. Interi squadroni di militari filo governativi si abbatte con regolarità sui cittadini ricoverati in ospedale, sottraendoli alla cure, uccidendoli e bruciandone i corpi, facendone sparire quindi la testimonianza in fosse comuni anonime.

I parenti vengono ripetutamente brutalizzati, minacciati barbaramente e le donne violentate quotidianamente. I pochi giornalisti ancora in terra libica sono sotto scacco della violenza dei militari, mentre la rete Internet e la telefonia sono state bloccate per impedire che la verità attraversi i confini. Il coprifuoco è implicito, non dichiarato, e i viveri iniziano a scarseggiare. Sono stati inoltre reclutati gruppi di mercenari e cecchini autorizzati a ispezionare i civili ai posti di blocco, e a sparare indiscriminatamente sulla folla per sedare la protesta.

Gheddafi avverte la morsa del cambiamento che gli si sta stringendo intorno, per questo teme la marcia su Tripoli indetta per oggi sulla quale ha intensificato i bombardamenti. Il colonnello è spaventato da come la rivolta si stia espandendo velocemente e per questo ogni metodo è per lui accettabile pur di bloccare la rivolta, dichiarando che abbandonerà il potere come un martire solo da morto.

Ma sembra che nulla possa fermare la sommossa popolare, decisa a liberare Tripoli e la Libia dall’oppressione del tiranno. Gli occhi puntati del mondo intero temono però che la liberazione si trasformi in un massacro e in una carneficina di entità inaudite.