Se io fossi una donna passerei le mie giornate seminuda. Voi donne la libertà dovete prendervela“. Un concetto forte anche nell’era contemporanea, figuriamoci 20 anni fa. Eppure lo esprimeva proprio allora un uomo che oserei definire femminista. Nell’atteggiamento, nelle parole, nella sua genialità e soprattutto nel suo lavoro.

Lui le donne le considerava esclusivamente come protagoniste. Tra le sue frasi celebri sul set ne spicca una davvero significativa: “Le donne non vanno mortificate, ma vanno sublimate“. Di chi stiamo parlando? Del re dell’hard italiano, naturalmente: Riccardo Schicchi.

La scorsa settimana sono stata alla presentazione del libro “Non dite alla mamma che faccio la segretaria“. Lo scenario non poteva che essere quello di un negozio di lingerie sexy, uno di quelli dove si respira un’atmosfera raffinata e retrò capace di proiettarti direttamente in un’altra dimensione, in un’altra epoca, dentro un altro pensiero.

Il protagonista del porno italiano (no…non sto parlando di Rocco, tranquille!) è stato un personaggio particolarissimo, uno che ha saputo scrivere un pezzo della nostra cultura (per quanto demonizzata) in maniera magistrale; un uomo che è stato quasi fatto morire in carcere e che negli ultimi anni della sua vita si è creato un bunker per paura di venire arrestato nuovamente. Una mente in realtà lungimirante, già attuale 20 anni fa, affatto misogina, sicuramente rispettosa, libera da pregiudizi. E per questo condannata, in virtù di un finto moralismo che persiste ancora oggi nonostante lo sdoganamento del proibito.

La mia mente, durante la serata, rimbalzava continuamente fra risate da una parte e riflessioni dall’altra; e tra le chicche di Debora Attanasio, segretaria storica di Schicchi nonchè brillante autrice del libro, episodi riferiti da Francesco Malcom e aneddoti riportati da Loredana Bontempi, mi è rimasta impressa proprio la figura della “donna di Schicchi”. Frasi come: “Rendila bella, non devi mai rendere brutta una donna“, sono forti, soprattutto se pronunciate da lui 20/30 anni fa. Bella e brutta: due definizioni che pur in un contesto fatto di “visione”, racchiudono una concettualità che nel mondo di Schicchi andava ben oltre la semplice estetica. Per lui infatti, l’hard era pura arte.

E nonostante l’idea che il porno dà di sè, o che la società gli vuole attribuire, il corpo delle donne non era mercificato nel mondo di Schicchi. Il corpo delle donne aveva invece un valore legato alla singola personalità e alla singola volontà. Sembra difficile da capire; molto contraddittorio, quasi impossibile e forse ridicolo. Eppure in quello specifico mondo la donna veniva rispettata, forse più che fra le mura domestiche. Sicuramente più che in qualunque luogo pubblico.

Libera di scegliere, libera di decidere consapevolmente del proprio corpo, libera di diventare un’attrice hard senza doversi sentire in colpa. Troppo, decisamente troppo. Lo è ancora oggi, figuriamoci all’epoca. Troppo per il lineare pensiero buonista che vena di ipocrisia la nostra Italia. E ovviamente troppo per il maschilismo che ancora ci caratterizza come società.

Non stupisce dunque che Schicchi non sia stato capito. Che sia stato accusato di offendere il pubblico pudore, senza peraltro l’esistenza di una vera parte “lesa”. Ma dall’altra non può che lasciarmi piacevolmente sorpresa l’aura che la “donna di Schicchi” emana ancora oggi: una figura femminile che va oltre qualunque femminismo e che potrebbe rappresentare perfettamente l’obiettivo utopico di qualsiasi movimento di genere. Ahimè però, forse anche troppo utopico. Raggiungeremo mai la serena capacità di giudizio e la disinteressata libertà mentale necessarie per accettare una figura di donna così “moralmente BELLA”?!?!?

hoto credit: vancouverfilmschool via photopin cc