C’erano tutti attorno al tavolo delle trattative per i licenziamenti alla MaVib di Inzago, un’azienda di 30 dipendenti già da un anno impantanata nella cassa integrazione: sindacati, categorie, e tutti hanno sentito una proposta shock: licenziare solo le donne e tenere gli operai maschi.
“Tanto per tutte le loro è un secondo lavoro, staranno a casa a curare i figli”, così sembra aver detto l’amministratore delegato, gettando nello sconforto i rappresentanti sindacali ma soprattutto spazzando via anni di lotte per la parità. Per non dire dello scarso senso di realismo: il secondo stipendio serviva alla seconda casa, forse, trent’anni fa. Oggi serve per pagare le rate del mutuo.
Il caso della fabbrica dell’hinterland milanese ha già fatto notizia superando i confini territoriali, scatenando polemiche e interessando il dibattito pubblico, paradossalmente negli stessi giorni dell’approvazione bipartisan delle quote rosa.
Quote rosa anche nei licenziamenti, a quanto pare. Ma le brutte notizie non finiscono qui. Perché dopo aver dato il loro sostegno allo sciopero, i dipendenti uomini dell’azienda all’ultimo si sono ritirati – essendo stati graziati dai tagliatori di teste – e si sono presentati regolarmente al posto di lavoro. Lasciando così le loro colleghe sole a lottare contro questa discriminazione.
Il caso è talmente scottante che non solo la Fiom CGIL si è espressa negativamente, ma anche la politica e in tutti gli schieramenti. La Provincia di Milano, tramite assessorati alla Parità e Lavoro ha emanato un comunicato in cui si rende disponibile a riaprire il dialogo:
“Come assessorato al Lavoro” – scrive l’assessore Paolo Del Nero – “siamo disponibili ad attivare immediatamente un tavolo tecnico con sindacati e proprietà affinché sia possibile confrontarsi e analizzare il problema occupazionale nel suo complesso che riguarda, oltre le 13 lavoratrici già licenziate, i restanti 17 impiegati dell’azienda che ha deciso di ridurre produzione e personale.”
Difficile dire come andrà a finire questa trattativa, ma sembra impossibile possa passare una proposta del genere: anche se venisse approvata, il licenziamento si potrebbe impugnare in quanto non sono ammesse discriminazioni sessuali, secondo Costituzione e Statuto dei lavoratori.
Ma forse quello che brucia di più è la mancanza di solidarietà. Di certo le operaie non dimenticheranno il trattamento speciale che hanno ricevuto da tutti, colleghi compresi.
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