Quasi tutte noi, almeno una volta, siamo state rimproverate dalle nostre madri perché trascorrevamo troppo tempo davanti la televisione a guardare i nostri cartoni animati preferiti.

Sicuramente le madri di un tempo non erano informate sull’importanza che i cartoni animati hanno per l’infanzia. Oggi fortunatamente non è più così. A ribadirlo è stato Maurizio Brasini in un articolo comparso su Repubblica.

L’autore si pone una domanda fondamentale: perché nella maggior parte dei cartoni animati della Walt Disney quasi sempre mancano i genitori? In realtà questa non è una peculiarità esclusiva della Disney, ma anche della produzione nipponica.

Per chi avesse la poca memoria, ecco di seguito qualche esempio: la madre di Bambi è uccisa dai cacciatori; Tarzan e Mowgli vengono abbandonati; il padre di Simba viene ucciso dallo zio e non hanno certo sorte migliore Cenerentola e Biancaneve, entrambe maltrattate dalle loro madrine. Sul versante giapponese abbiamo l’orfanella per antonomasia: la dolce Candy. Ma c’è anche Georgie, Remì sempre alla ricerca della sua mamma, e poi ancora Heidi e tanti altri.

Ma perché questo bisogno di orfani e matrigne cattive nei cartoni e nelle fiabe? Non si tratta soltanto di espedienti drammaturgici: Maurizio Brasini, esperto di psicologia infantile, spiega che

fiabe e cartoni affrontano in modo simbolico aspetti problematici dell’esperienza del bambino. In modo simbolico, ad esempio, una matrigna rappresenta la “parte cattiva” di ogni madre, cioè le difficoltà di rapporto, le incomprensioni, la sensazione che il bambino prova di aver subito delle ingiustizie, la paura delle punizioni, etc.

In conclusione, i cartoni animati svolgono una funzione simbolica e l’orfano rappresenta la condizione del bambino che si appresta a fare a meno del genitore, ad affrontare la vita senza il suo aiuto per conquistare la sua indipendenza.