Non si fa in tempo a tirare un respiro di sollievo per la sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la cui vicenda, non può dirsi certo conclusa, che il regime shariaco iraniano del presidente Ahmadinejad emette una nuova condanna, ancora nei confronti di una donna “colpevole” solo di essere libera.

Si tratta di Shiva Nazar Ahari, una giornalista iraniana nonché attivista del movimento verde, protagonista delle proteste all’indomani dell’elezione di Ahmadinejad. La donna è stata condannata a sei anni complessivi di carcere, i reati che le vengono contestati sarebbero: “moharebeh”, cioè “guerra contro Dio”, cospirazione a fini criminali e propaganda contro il regime.

Questo, almeno, è ciò che trapela secondo le notizie riferite dall’avvocato della donna, Mohammad Sharif, riportate dall’agenzia di stampa Associated Press e riprese anche da alcuni siti Internet italiani.

Shiva Nazar Ahari ha solo 26 anni, è stata arrestata poco meno di un anno fa e rischia di diventare il nuovo caso del momento, anche perché, per i reati che le vengono attribuiti, la legge di Theran prevede la pena di morte.

Una notizia, questa, che conferma il sospetto ventilato di recente da chi il mondo iraniano lo conosce bene: Theran starebbe attuando di proposito una strategia contraddittoria, dando segnali ambivalenti, ora di indulgente apertura e ora di intransigente fanatismo. Con il preciso obiettivo, appunto, di far capire il meno possibile le sue mosse future.