Sembrano dei titoli alla Cetto La Qualunque, il protagonista di “Qualunquemente” di Antonio Albanese, ma sono ben lontani dalla finzione del grande schermo. Alle prossime elezioni amministrative, infatti, è spuntata la lista “Bunga bunga – Più pilo per tutti“.

Si sono concluse oggi le operazioni di raccolta delle liste che parteciperanno alla prossima tornata elettorale, che coinvolgerà città come Milano, Torino, Bologna e Napoli oltre a 9 province e 1.178 comuni. Mentre lo scontro più acceso rischia di svolgersi nel capoluogo lombardo per la conferma o l’addio a Letizia Moratti, in Piemonte si cerca di coinvolgere gli aventi diritti al voto strizzando incautamente l’occhio alle vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

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E cosa potrebbe incuriosire gli italiani nel periodo dello scandalo escort? Ovviamente una lista dal nome creato ad arte, quella appunto del “Bunga Bunga – Più pilo per tutti”. E Torino cade nel caos perché, a quanto pare, le cosiddette liste “patacca” rischiano di creare seri problemi alle normali operazioni di voto, andando a confondere i cittadini.

Oltre alla lista ispirata ai festini di Arcore, infatti, nei giorni scorsi si è ventilata l’ipotesi della presentazione di altri gruppi politici, quali “Forza Juve”, “Forza Toro”, “No immigrazione”, “No euro”, “Comitato Popolo Latino America” e “Cittadini non sudditi”, e del ben più confusionario “Coppola per Musy“, lista che riunirebbe ben due candidati sindaci provenienti da due schieramenti politici diversi.

A non vedere di buon occhio il proliferare di queste “pataccate”, così come sono state definite in questi giorni dalla stampa nazionale, è il Partito Democratico. Paola Bragantini, segretario torinese del PD, ha così tuonato:

“Le liste patacca sono il baco della democrazia”.

Uno schieramento bipartisan ha inoltre coinvolto i rappresentanti delle coalizioni nazionali: Piero Fassino e Roberto Cota, infatti, hanno entrambi espresso fiducia nell’elettorato affinché vengano scelte le liste solide anziché quelle ironiche. Non resta quindi che attendere la seconda settimana di maggio, per scoprire gli esiti della regione Piemonte e vagliarne gli effetti sulla politica nazionale.