Un outing di massa contro l’omofobia: è questa l’idea di Aurelio Mancuso, presidente di “Equality Italia”, per combattere l’ipocrisia contro il mondo omosessuale. In risposta alla bocciatura della legge contro l’omofobia, si pubblicheranno in Rete i nomi di dieci politici omosessuali non dichiarati e per giunta omofobi.

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Il giorno della diffusione è fissato per il 23 settembre, data in cui cade l’equinozio d’autunno, mentre il sito che ospiterà i nomi è già in rete. Nelle prime ore della giornata prestabilita fioccheranno email dirette ai giornalisti italiani con i nomi della lista.

Tutto un grande bluff? Chi può dirlo. Per ora, basti sapere che una squadra di informatici anonimi, molti dei quali eterosessuali, ha preso la palla al balzo prendendo spunto da uno sfogo su Facebook dello stesso Mancuso. Ognuno di loro ha dichiarato di essere pronto a pubblicare la “lista che scotta” e subire le eventuali conseguenze legali.

La lista dei gay non dichiarati e omofobi è davvero lunga, e non contiene nomi di sole persone impegnate in politica: a detta di Mancuso, anche nel mondo televisivo e soprattutto nel mondo ecclesiastico si nasconderebbe l’ipocrisia di chi non vuole mostrarsi agli altri per ciò che è davvero.

Il fenomeno dell’outing, a differenza del coming out, consiste nel rivelare l’omosessualità di una terza persona che fino a quel momento era rimasta nell’ombra. L’ex presidente di Arcigay ha spiegato che l’outing avviene spesso negli altri paesi europei:

“Quando venne bocciata la legge sull’omofobia mi sono davvero arrabbiato e ho pensato di fare una cosa che all’estero avviene spesso cioè far arrivare ai giornali tramite il Web i nominativi di politici non dichiarati. I politici di cui conosciamo le vere identità sessuali sono molti altri, presenti in tutti i partiti, per ora ci limitiamo a pubblicare un estratto di quelli appartenenti ai partiti che hanno votato contro la legge sull’omofobia […] Mi fa piacere che il mio sfogo pubblico si concretizzi, ma preciso che non si tratta di una mia iniziativa. E, soprattutto l’associazione Equality che presiedo non c’entra nulla. Sono curioso di vedere come va a finire, è positivo che ci sia qualcuno disposto a dare seguito concreto alle mie riflessioni su Facebook”

Fonte: La Repubblica