Per molti mesi la maggioranza, ma anche l’opposizione, ha rassicurato il Paese allontanando lo spauracchio del fallimento finanziario dell’Italia, sottolineando come le vicende in Grecia fossero decisamente lontane dalla nostra realtà. I pessimi risultati in borsa collezionati venerdì e nella giornata di ieri, dove vi è stato un abbandono dei titoli italiani con eccedenze di ribasso e la modifica del rating di Intesa San Paolo da “overwright” a “neutral”, alimentano alcune paure e, cosa decisamente più grave, i tentennamenti dell’Unione Europea.

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A domandarsi che fine farà l’Italia è l’edizione online de L’Unità. L’UE si trova di fronte ad un annoso bivio: salvare lo Stivale e la Grecia, così da garantire una certa solidità della moneta unica, oppure iniziare a disfarsi di Paesi che teoricamente rallenterebbero lo sviluppo economico dell’intera Europa. Ma cosa è successo in questo weekend, perché l’Italia è balzata dalla sua, forse solo apparente, tenuta economica all’orlo del baratro come è successo ad Atene?

A generare il caos, soprattutto in Borsa, è la crisi debitoria di alcuni Stati Membri: il debito pubblico, ovvero quello accumulato dallo Stato verso banche e altri soggetti in cambio di obbligazioni e altri titoli pensati per provvedere al fabbisogno statale, avrebbe raggiunto livelli record, generando una vera e propria profonda crisi non solo economica, ma anche sociale. A questo si aggiunga l’inflazione dilagante, la diminuzione degli stipendi e la crisi degli istituti bancari che, in molte nazioni, si sono imbattuti in veri e propri fallimenti o, nella migliore delle ipotesi, hanno rimpinguato i propri conti grazie ad aiuti emessi dai governi. I paesi colpiti da questa onda di crisi, perciò, risultano poco appetibili sui mercati finanziari e, di conseguenza, vedono il prezzo delle azioni delle società autoctone calare a picco con svendite record delle stesse.

Al momento, però, l’Italia non desterebbe funeste previsioni, perché il vero nodo da sciogliere per l’Unione Europea è la Grecia. Il comitato finanziario ieri riunito a Bruxelles, infatti, ha fatto sapere come l’eventuale crisi italiana non sia attualmente in agenda, tuttavia un ulteriore peggioramento greco potrebbe innescare un effetto domino fra i membri e l’Italia ne sarebbe fra le prime vittime. A parlare è Dirk De Backer, portavoce del Presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy:

“Questo non è un gabinetto di crisi. Il problema in agenda è la Grecia, non l’Italia”.

Parole che trovano conferma anche nel ministro spagnolo Elena Salgado:

“L’Italia non ha bisogno di essere salvata, ce la può fare da sola, ma con l’aiuto di tutti”.

Non è ancora dato sapere, tuttavia, quale sia il futuro di Atene e, di conseguenza, della nostra nazione. L’ipotesi è che si arrivi alla definizione del default selettivo per la Grecia, ovvero quella condizione tecnica in cui si riconosce alla nazione l’impossibilità di provvedere al pagamento dei propri debiti. Non vi è, tuttavia, accordo: alcuni vorrebbero il “buyback“, ovvero l’acquisto del debito greco, altri come la Germania sarebbero invece orientati allo “swap“, ovvero la sostituzione dei titoli greci con bond a lunga scadenza, anche perché la situazione di default potrebbe avere effetti nefasti per tutto il continente. Non resta che attendere speranzosi, con un occhio rivolto a Bruxelles e l’altro oltremare, sulle coste dei nostri cugini ellenici.