Dopo le recenti esternazioni del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in favore del nucleare, incalzate e sostenute dal Premier e dalla maggioranza di governo, ora pare evidente una brusca frenata.

Forse le immagini poco rassicuranti in arrivo dal Giappone, a rischio catastrofe nucleare, devono aver spaventato gli esponenti governativi pro-uranio. Le polemiche innescate da questa deriva pro-nucleare, una scelta quella italiana in controtendenza con il resto d’Europa pronto a chiudere buona parte delle centrali, devono aver fatto riflettere il governo.

Galleria di immagini: L'Italia frena sul nucleare

Il 12 giugno la popolazione è chiamata nuovamente alle urne< per esprimersi nei confronti dell'energia nucleare, il referendum popolare si pone nelle vicinanze delle amministrative e potrebbe avere pesanti ricadute sulla politica di governo. La votazione fa seguito a quella del 1987 che di fatto abrogava la scelta di introdurre l’energia nucleare in Italia.

Un paradosso tipico della politica italiana che riporta in vita una decisione già confermata più di 24 anni fa; una nazione la nostra ricca di vento quindi predisposta per le energie rinnovabili, che invece subiscono tagli di governo. Un controsenso visto che la Germania abbatte i costi delle bollette energetiche proprio con l’alternativa delle rinnovabili, in una nazione dove vento e sole non sono una prerogativa come da noi.

Ora la brusca frenata di governo è riconducibile alle parole espresse ieri da Silvio Berlusconi che avrebbe affermato che la sicurezza delle centrali nucleari è una priorità per il Governo, invitando i vertici del Pdl ad allinearsi con le decisioni assunte in merito dall’Unione europea. Sicuramente ha inciso sulla scelta di governo la decisione singola di ogni regione di non ospitare nessuna centrale nucleare, esprimendo di fatto parere contrario alle barre di uranio sul loro territorio. L’Italia già conta un numero importante di centrali nucleari lungo tutto lo Stivale, strutture vecchie che andrebbero revisionate, controllate e in alcuni casi chiuse.

Alle parole di Berlusconi si sono affiancate quelle di Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico, che così si è espresso

“Un momento di riflessione guardando agli eventi che stanno accadendo in Giappone. Tutti devono fermarsi un attimo, dobbiamo capire se gli stress test in Europa garantiscono sicurezza a tutti. Non si possono fare scelte così importanti come il nucleare senza la condivisione con i territori, anche se è fuori tempo e inappropriato discutere di stop definitivo al programma nucleare”.

Antonio Di Pietro dell’Idv ha affermato

“Più che fermarsi per riflettere su cosa occorre fare sul piano tecnico, bisogna dare la parola agli italiani. Infatti, alla luce di quanto è accaduto in Giappone e che potrebbe ancora accadere, è necessario stabilire, in maniera forte e chiara, la posizione del nostro Paese. L’Italia si faccia porta bandiera dell’abbandono del nucleare come fonte di energia, puntando tutto sulle rinnovabili”.

A incorniciare questo quadro le parole del commissario europeo all’Energia, Guenther Oettinger

“Penso che i test di resistenza che vogliamo effettuare su tutti i reattori nucleari dimostrerà che non soddisfano le più elevate norme di sicurezza”.

Ci si domanda come sia possibile costruire nuove centrali nucleari in una nazione, come l’Italia, con 21 regioni contrarie e un governo con una politica ambientale così sfilacciata inappropriata. In rete intanto circola da giorni un video di Greenpeace che illustra, in modo amaramente ironico, le conseguenze del nucleare. Immagini che stridono contro lo spot governativo pro-nucleare poco realistico e attuale, preventivamente rimosso perché fuorviante.