Rosy Bindi fa perdere la pazienza a Bruno Vespa, durante la puntata di ieri di “Porta a porta“. Si sarebbe dovuto parlare del premier, tanto che la puntata si intitolava “Berlusconi: vittima o se l’è cercata?”, ma il discorso è slittato anche su altro, complice la presenza del direttore del Messaggero Mario Orfeo, del direttore del Foglio Giuliano Ferrara e del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, di area PDL.

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Il dibattito si è acceso quando si è passati a parlare del caso Penati: secondo la Bindi, Filippo Penati, che è stato sospeso dal partito per le accuse a suo carico ancora tuttavia da dimostrare, potrebbe essere assimilato a Silvio Berlusconi solo se questi fosse messo in condizioni dal suo partito di dimettersi.

L’atteggiamento della Bindi però è un po’ troppo invadente: non fa parlare Lupi che smonta la teoria della supposta superiorità etica della sinistra, e parte all’attacco.

Il rumoreggiare della Bindi e il suo cercare di sovrapporsi impediscono a Vespa di formulare persino una domanda a Mieli sulla questione del Sistema Sesto, che alla fine, molto seccato, riesce a rivolgere:

“Onorevole Bindi, ora inizio a seccarmi. Questo Sistema Sesto, che secondo voci maliziose porterebbe soldi al Partito Democratico come li portava al vecchio Partito Comunista, esisteva davvero o è una calunnia?”

Il riferimento va a una delle pagine che si dice appartengano alla storia del PCI, con cui l’Unione Sovietica finanziava il partito italiano: si dice che i ragazzi che venivano mandati ad apprendere nella patria del comunismo, si ritrovavano, almeno stando a quello che sconfina tra la storia e la leggenda metropolitana, una cassetta piena di soldi, a titolo di rimborso spese.

Fonte: Il Messaggero, Excite.