Come si diventa un’icona del cinema mondiale? Gli occhi viola non bastano, non è solo per quelli che Liz Taylor è diventata una diva immemorabile, la cui scomparsa odierna non oscura certo il suo talento in vita. Non era una maggiorata, come molte attrici che imperversavano nel corso della sua epoca d’oro, ma seppe interpretare le debolezze e la forza di una donna sul grande schermo.

Tra i film che vale la pena di annoverare in cui compariva la Taylor, c’è sicuramente “La gatta sul tetto che scotta“, diretto da Richard Brooks, in cui recitava accanto a Paul Newman. Resta celebre lo scontro con la suocera, personaggio che le spiegava come la soluzione a tutti i problemi del matrimonio passava proprio per un letto.

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La Taylor iniziò a recitare giovanissima: la prima pellicola che la impose al grande pubblico fu infatti “Torna a casa Lessie“, un film sulla storia di un collie e della famiglia che lo accudisce come migliore amico, tanto celebre che non ha certo bisogno di presentazioni. Uno dei primi ruoli più interessanti lo ebbe in “Piccole donne“, in cui interpretava la volubile Amy, che però nella trasposizione cinematografica diveniva quasi più importante della sorella Jo, il vero centro dell’omonimo romanzo di Louise May Alcott.

I titoli in cui riuscì a dimostrare tutta la sua sensualità furono “Il gigante“, in cui recitò accanto al mitico James Dean, “Improvvisamente l’estate scorsa”, “Cleopatra” accanto a Richard Burton e infine “La bisbetica domata“, tratta dall’opera omonima di William Shakespeare e diretta dall’italiano Carlo Zeffirelli.

Interpretò in totale 55 lungometraggi, contando anche quelli in cui non venne accreditata, tra cui spunta il colossal sulla Roma antica “Quo vadis?“. La sua recitazione si distingueva per un’innegabile sensualità che traspariva negli atteggiamenti, una sensualità casta, com’era uso all’epoca, “non svestita”, che assumeva le forme di una femminilità più aderente alla realtà, fatta di un’aspirazione all’essere astratta come un uomo ma anche di un’essenza delicatamente fragile.