Probabilmente chi legge appartiene alla generazione dei figli che almeno una sberla, chi più chi meno, l’ha certamente ricevuta durante infanzia e adolescenza. Oggi però non si parla d’altro che di metodi educativi alternativi, condannando qualsiasi punizione corporale anche se saltuaria.

E dopo alcuni recenti fatti di cronaca, l’argomento è tornato decisamente alla ribalta: dare una sberla al proprio figlio è un gesto assolutamente da condannare? Quali sono le conseguenze per il minore?

Certo l’episodio accaduto in Svezia con protagonista uno dei tanti padri che, esasperato da un capriccio del figlio dodicenne lo ha colpito con uno schiaffo in pubblico, è senza dubbio un caso particolare legato alla severa legislazione locale in materia di tutela dei minori, ma gli spunti di riflessione sono tanti.

Che si tratti della classica sculacciata o di una sonora sberla sul viso, i pareri degli esperti in psicologia infantile sono tutti concordi nell’affermare che non solo si tratta di una reazione inutile dal punto di vista educativo, ma spesso con conseguenze pesanti e durature per il bambino.

Solo per citare alcuni pareri illustri, forse molti di voi hanno sentito parlare della “pedagogia nera”, termine coniato dalla pedagogista svizzera Alice Miller per definire il metodo educativo basato sulle punizioni corporali, attraverso il quale un genitore afferma la propria autorità senza utilizzare il dialogo e la comunicazione verbale.

Umiliazione, calo dell’autostima e predisposizione alla violenza anche nei confronti dei coetanei. Secondo la Miller queste sono le conseguenze sul bambino, che si sente in questo modo non solo indifeso ma anche privo dei suoi diritti di essere ascoltato e di chiedere spiegazioni.

Di un parere simile è anche la psicologa dell’età evolutiva Anna Oliverio Ferraris intervistata su IlMessaggero.it, dove illustra in modo chiaro e preciso il significato di uno schiaffo.

“Umiliante, pericoloso nelle conseguenze che può avere sulla psicologia del bambino, nessuno studioso acconsentirà mai a giustificarlo, tanto meno a trovarvi valenze educative. In linea di massima uno schiaffo a un bambino va sempre evitato. Certo capisco che possa succedere, in certi casi i figli sono molto agitati e anche a un buon padre può scappare uno scappellotto.”

Ma quando anche alla mamma o al papà più paziente scappa una sberla, come ci si dovrebbe comportare? Dare una spiegazione dell’accaduto ammettendo di aver sbagliato è la strada migliore, senza tuttavia chiedere scusa mostrando una debolezza che confonderebbe ancora di più i ruoli di genitore e figlio.

“Il genitore deve poi spiegare al figlio che cosa è successo. Deve dirgli che ha perso la pazienza, che neanche lui è perfetto. Alcuni miei colleghi arrivano a suggerire di chiedere scusa, ma su questo io non sono d’accordo.”

Dialogare, modificare il proprio tono della voce rendendolo più severo quando serve rappresentano comportamenti alternativi a sberle e sculacciate, sempre e comunque. Voi di che parere siete?