Una protesta contro la TV. È questa la singolare iniziativa presa da un gruppo Facebook, per protestare contro i contenuti delle trasmissioni televisive. Una questione annosa quella della TV spazzatura e dei programmi privi di contenuti, spesso oggetto di furiosa invettiva da parte di altri media, come il cinema e la musica.

Pensiamo al film “Kika” di Pedro Almodovar, in cui veniva denunciato un certo realismo di alcuni talk show di approfondimento, che non disdegnavano di trasmettere violenza e omicidi in continuazione. Come pure alla canzone dei Disposable Heroes of Hipoprisy, “TV the drug of the nation”, che parafrasava il detto marxista secondo cui la religione è l’oppio dei popoli.

Così, il 12 giugno, gli aderenti alla protesta spegneranno la televisione per il NO TV day, cercando di convincere gli sponsor a non investire. Questi i contenuti dell’evento:

È superfluo dire il perché vogliamo per un giorno tenere spenta la TV. È superfluo ogni tentativo di provare a guardare la TV. L’unico modo che abbiamo noi spettatori di protestare contro questa TV è non guardarla. Far cadere a picco gli ascolti e rivendicare trasmissioni di qualità di approfondimento vero, imparziali e prive di volgarità al servizio dello spettacolo. Non ci sembrano richieste eccessive ma soltanto un messaggio semplice e diretto verso chi fa ogni giorno televisione, verso autori e direttori delle reti. In questa data sfruttiamo parchi, piste ciclabili e spazi aperti per passare la nostra giornata con la nostra famiglia o i nostri amici.

Come pure tra le informazioni del gruppo si può leggere:

Basta! Basta! e Basta! Non è un mezzo di informazione è diventato solo un mezzo di disinformazione. Programmi spazzatura, personaggi privi di ogni correttezza si rimbalzano da un salotto all’altro seguendo copioni di autori imbarazzanti. Questa TV noi non la guardiamo.

Ma, negli ultimi tempi, queste iniziative non sembrano certo isolate. Proprio nell’ultimo mese anche la trasmissione “La Pupa e il Secchione” è stata oggetto di una mailbombing da parte di un folto gruppo di spettatori che ravvisano delle discriminazioni nei contenuti del reality.