Secondo uno studio del Censis sulla qualità del patrimonio edilizio esistente, circa il 17 per cento del totale, pari a tre milioni e mezzo, è in condizioni di degrado.

Motivi di anzianità e cause tecnico-costruttive mettono a rischio le nostre abitazioni, in particolare quelle costruite nell’ultimo Cinquantennio e le case del cosiddetto boom edilizio che contrassegnò gli anni ‘60. Controlli scarsi e pianificazione dello sviluppo urbanistico delle costruzioni praticamente assente denunciano un preoccupante abbassamento della qualità dei materiali e della tecnica costruttiva.

Il fenomeno diffusissimo dell’abusivismo edilizio, che ha caratterizzato fino agli ultimissimi anni la fase espansiva delle nostre città, ha fatto il resto. La politica dei condoni ha avuto conseguenze gravi e così si è arrivati ai problemi che oggi mettono a grave rischio le nostre case, in mancanza di controlli delle modalità costruttive oltre che delle necessarie cautele idrogeologiche.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente grave se si considera che ben il 45 per cento del nostro territorio nazionale è soggetto al rischio di frane ed alluvioni ed il 40 per cento delle fasce costiere rischia il crollo delle cavità sotterranee, oltre che l’indebolimento e l’instabilità del sottosuolo a causa delle variazioni dei flussi e dei livelli delle falde acquifere.

Si sa, infatti, che la stabilità di un edificio dipende in parte dalla sua qualità strutturale, ma dipende anche dalle condizioni geoambientali del luogo scelto per la costruzione. Purtroppo queste condizioni non si possono prevedere né qualificare e sono soggette alle imprevedibili variazioni nel tempo. Per questo motivo, il Consiglio Nazionale dei Geologi ha affermato la necessità di valutare, registrare e periodicamente monitorare le condizioni e le variazioni fisiche ed ambientali del suolo e del sottosuolo intorno ai fabbricati.

Una situazione preoccupante, di fronte alla quale le Istituzioni hanno iniziato a muoversi soprattutto a livello locale: ovunque, in Italia, regioni e comuni danno vita a iniziative e normative che vanno a coprire il vuoto legislativo esistente a livello statale. Nel nostro Paese, infatti, non esiste un obbligo di verifica delle condizioni di stabilità degli edifici. E gli edifici vanno in malora, mettendo a rischio città e abitanti.