Da quasi sessant’anni non c’è donna che non stringa i denti, sfidando mal di schiena e crampi alla pianta del piede pur di indossare un tacchi vertiginosi, mostrando una gamba più slanciata, un piedino di fata e un’andatura sexy e felina come Marylin Monroe o Ava Gardner. Sono infatti poche le donne che non vanno pazze per lo stiletto, il cui nome ricorda una delle armi bianche più pericolose e letali.

La storia vuole che l’inventore dello stiletto sia stato lo stilista francese Roger Vivier nel 1954, riportando nel mondo delle calzature l’essenza della femminilità e della seduzione, proprio come Christian Dior con il “New Look” del secondo dopoguerra. Il segreto delle creazione di Roger Vivier è un’anima di metallo racchiusa tra strati di seta e stoffa, di un’altezza che può variare da un paio centimetri fino ai 20 per un diametro generalmente inferiore a un centimetro, abbastanza per far deflagrare l’immaginazione di ogni feticista che si rispetti.

Galleria di immagini: Scarpe con tacco a stiletto

Soprannominato il “Fragonard delle scarpe“, Roger Vivier creava delle vere e proprie sculture – così definite da lui stesso – usando perle, seta, piume, gioielli e qualsiasi altro materiale lussuoso e insolito per le decorazioni. I suoi lavori hanno segnato un’epoca, anzi più di una, e meritano di diritto il posto occupano nelle gallerie e nei musei dedicati alle arti figurative come il Victoria and Albert Museum di Londra, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York e il Museé du Costume e de la Mode al Louvre di Parigi.

La notorietà di Vivier crebbe fino al “big shot” degli anni ’60: un vero e proprio boom dello stiletto. A consacrarlo definitivamente fu però “Bella di giorno“, film diretto dal maestro catalano Luis Buñuel, in cui Catherine Deneuve indossava una scarpa scura, dalla linea severa illuminata solo da un’enorme fibbia d’argento rettangolare. Un accostamento che subito si rivelò vincente grazie all’accostamento tra l’intima perversità del personaggio di Severine, interpretato dalla Deneuve, e l’immagine austera della scarpa che subito venne soprannominata “belle de nuit“.

La seconda metà degli anni ’60, foriera di cambiamenti sociali, economici e storici, non poteva che avere effetti anche sulla moda. Pur non essendo mai scomparsi dalle vetrine e dai trend nel corso degli anni, lo stiletto venne provvisoriamente abbandonato quando il concetto di femminilità degli anni ’50 e ’60 lasciò spazio alla consapevolezza e al rigore del femminismo anni ’70. Addio dunque a punta stretta o leggermente arrotondata, tacchi alti e sottili in favore di punte squadrate e tacchi massicci, perfetti sotto i pantaloni a zampa d’elefante e sotto i vestitini sopra al ginocchio.

Scomparso nel 1998, Roger Vivier ha lasciato un erede di tutto rispetto. Infatti, sebbene negli anni ’70 Manolo Blahnik abbia rinverdito i fasti dello stiletto, il vero discendente del padre dello stiletto è il francese Christian Louboutin, appassionato di scarpe orientato principalmente verso il mondo delle calzature femminili. Allievo di Vivier fin da giovane, il designer parigino ha aperto la propria boutique nella Ville Lumiere nel 1992 dove proprio nello stesso anno nacque Il suo marchio di fabbrica: l’inconfondibile e amatissima suola rossa.

Con le sue scarpe gioiello, Louboutin ha portato lo stile di Roger Vivier nel XXI secolo, aggiungendovi un tocco personalissimo, ancora più teatrale rispetto al suo illustre predecessore. Tra le illustri estimatrici delle sue creazioni c’è anche Dita von Teese, la regina del burlesque, una delle evidenti ispirazioni insieme al seducente mondo del fetish.

Nel 2007, Louboutin si è unito a un altro maestro della perversità, il regista David Lynch, dando vita a una mostra fotografica presso la Galerie du Passage a Parigi in cui ha presentato le sue “fetish ballet heels“, scarpette da danza classica dal tacco di oltre 21 centimetri che riproducono l’esatta posizione dei piedi delle ballerine sulle punte. Recentemente, lo stilista le ha riproposte in seta e costellate da cristalli Swarowski per un evento di beneficenza a Londra, nel quale sono state battute all’asta per raccogliere fondi in favore dell’English National Ballett.