Un colletto bianco su quattro è gravemente stressato. Ma la percentuale fisiologica sarebbe del dieci per cento. Lo hanno stabilito i ricercatori di Fiaso, la Federazione di Asl e Ospedali, che ha studiato il fenomeno dello stress da lavoro e ha anche pensato alla cura.

Partendo dai propri dipendenti, cioè quelli delle aziende sanitarie, la federazione ha rilevato una quantità spaventosa di lavoratori colpiti dalla sindrome da stress lavoro correlato, troppo alta per essere legata soltanto alla professione o alle preoccupazioni. Secondo la ricerca, è il trattamento riservato ai dipendenti a fare la differenza.

Un’azienda capace di ascoltare i suoi dipendenti, di trattarli con rispetto, può vedere scendere il livello di stress della metà, con un guadagno di mancate assenze per malattia che può arrivare al 60 per cento: in Europa è stato calcolato che l’assenteismo per stress fa perdere ogni anno 20 miliardi di euro.

I fattori di stress sono noti: tagli al personale, conciliazione dei tempi, trattamento speciale “maternità” per le donne con veri casi di mobbing, e altre amenità. Giancarlo Sassoli, a capo della ricerca e responsabile della Asl 12 della Versilia, è convinto di poter esportare un modello di studio e anche le soluzioni trovate dalle aziende sanitarie, che in taluni casi hanno portato a notevoli miglioramenti.

Si parla già di un “laboratorio Fiaso” basato su questo concetto:

«Stare bene al lavoro è di fondamentale importanza non solo per il singolo lavoratore, che spende gran parte del proprio tempo al lavoro con ricadute notevoli sulla sua qualità di vita, ma anche per l’organizzazione. Se l’organizzazione si prende cura e valorizza il proprio personale, si ha un conseguente aumento della qualità delle prestazioni erogate. Contribuiscono al Benessere Organizzativo sia fattori oggettivi legati al contesto di lavoro, sia aspetti soggettivi. Con questa ricerca l’attenzione è rivolta all’analisi della valutazione soggettiva dell’attività lavorativa.»

Fonte: La Stampa