In Italia più di un lavoratore su quattro soffre di stress da lavoro. Certo, di questi tempi in cui in tanti un lavoro neanche ce l’hanno, può sembrare un problema secondario, ma non lo è affatto. Tutto è in relazione: lo stress di chi cerca un lavoro, e quello di chi rientra (ad esempio dopo la maternità), oppure di chi deve sopportare carichi e responsabilità molto alti perché l’azienda è in crisi. Una condizione che provoca una perdita economica, derivante dagli effetti sulla salute. Pare che lo stress lavorativo aumenti del 23% il rischio di problemi a cuore e arterie.

La Fondazione Maugeri ha persino brevettato un test per misurare lo stress da lavoro, basato su un questionario di 51 domande atte a cercare di capire se il soggetto è sottoposto a uno stress temporaneo oppure se la sua sofferenza psicologica è più seria.

Perché un conto è sentire la pressione vicini a una scadenza, altro conto è non riuscire a dormire, avere problemi cognitivi, essere colti dal panico, avere problemi di salute. Il Maugeri Stress Index, messo a punto dall’equipe di Marcello Imbriani e per ora sperimentato su alcune centinaia di persone, calcola il livello di benessere, adattamento, supporto, irritabilità, allontanamento. Tutti fattori che consumano la normale quota di energia che ogni persona dedica al lavoro e che sottrae a quella personale.

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Questo test ora verrà somministrato, per valutarne la reale affidabilità, ai 55 mila dipendenti di tutte le società di UniCredit. Questo perché c’è una legge del 2008 che obbliga le aziende a monitorare i segnali di eventuale stress dei propri dipendenti, il cosiddetto stress lavoro-correlato. In caso il test segnali dei casi possibili, verranno forniti supporti medici specialistici.

È probabile, come è già stato dimostrato in studi precedenti, che le donne rappresenteranno una quota maggioritaria. Le donne subiscono di più l’influenza psicologica di attacchi personali o critiche sul lavoro. La loro fragilità – frutto di una complessa serie di fattori, dai retaggi storici, fino ai concreti carichi eccessivi che devono sopportare e che sono risparmiati ai colleghi maschi (la cura familiare in primis) – le rende più sensibili.

L’esempio tipico è il rientro dopo una maternità: la donna teme di non essere all’altezza, di non rispettare gli standard precedenti, teme il giudizio degli altri – purtroppo spesso molto feroce anche da parte delle altre colleghe donne – e ciò comporta un danno psico-fisico che negli uomini è raramente registrato.

Anche per questa ragione, se il test dovesse rivelarsi uno strumento diagnostico efficace, molte aziende potrebbero prevenire questi casi e rispettare una parità di condizioni e di trattamento.

Fonte: Medicina Live