Il danno per lo stress da lavoro eccessivo va riconosciuto, anche se il il lavoratore non lo rivendica nel corso del rapporto di lavoro e anche se, successivamente, viene espulso dall’ufficio. Così scrive una sentenza della Cassazione (sezione Lavoro, sentenza 18211), che stabilisce alcuni principi importanti e soprattutto apre anche in questo paese un riconoscimento ai risarcimenti.

La Suprema Corte ha convalidato un risarcimento per danno biologico pari a 25 mila euro nei confronti di un ex portiere di notte attivo per 23 anni per una società della Capitale, sempre dalle 21 alle 9 del mattino, fino a guadagnarne un forte stress da lavoro. Alla richiesta di poter essere spostato a un turno diurno, fu licenziato.

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I tribunali hanno riconosciuto la legittimità del licenziamento – e qui forse l’errore di valutazione degli ex datori di lavoro, che hanno puntato su questo aspetto – ma questo non significa che lo stress biologico che l’aveva prodotto non esistesse. Così, in un certo senso l’ex dipendente ha avuto comunque la sua buonuscita (che si aggiunge a quanto gli era già stato riconosciuto in sentenze precedenti) perché è stata confermata la sindrome ansioso-depressiva per lo stress correlato al lavoro. Così si è espressa la Corte:

«Il principio di ragionevolezza in base al quale l’orario di lavoro deve rispettare i limiti della tutela del diritto alla salute, si applica anche alle mansioni discontinue o di semplice attesa. […] Legittimamente la Corte d’appello ha osservato che la società aveva imposto al lavoratore ritmi lavorativi gravosi come tali incidenti sull’equilibrio psico-fisico del medesimo.»

In pratica, oltre a evidenziare come lo stress da super lavoro può essere risarcito anche dopo essere stati licenziati, nella sentenza si specifica come il fatto di avere un lavoro che ha delle pause – il portiere di notte – non è paragonabile ad avere disposizione libera del proprio tempo, perché le energie necessarie (la concentrazione, l’attenzione) sono le medesime.

Questo caso certamente aiuterà altri lavoratori di questo tipo ad aprire delle cause di risarcimento.

Fonte: ADnKronos