Un percorso lungo il quale i genitori sono gli impareggiabili insegnanti, seguendo giorno per giorno l’evolversi del linguaggio del bambino.

È bene, però, che i genitori comincino a parlare con il bambino fin da quando nasce. Certamente non capisce, ma si abitua al suono. E inventare man mano per lui dei giochi di parole o ripetere paroline brevi più volte, in modo che lui possa recepirle e memorizzarle e piano piano a sillabarle anche lui, pur non conoscendone il significato. Per abituarlo al linguaggio.

Via via che cresce, i genitori possono raccontargli delle fiabe, magari con l’aiuto di un libro illustrato in modo che lui possa associare le immagini alla storia che gli stanno leggendo. Papà e mamma capiscono al volo gli interessi e i giochi preferiti del loro bambino e quindi possono proporgli giocattoli dei quali possono insegnargli il nome e le funzioni: è un modo per insegnargli parole nuove.

Una raccomandazione indispensabile: i genitori sono portati spesso ad anticipare i discorsi del bambino per dimostrargli forse che loro capiscono le sue esigenze e sono lì pronti ad accontentarlo: è sbagliato, bisogna dare al bambino la possibilità di parlare e non solo quella di ascoltare.

E non devono, i genitori, storpiare le parole per adeguarsi al linguaggio del bambino. Anzi, devono parlargli con parole semplici e chiare, espresse con calma in modo che lui possa a sua volta pronunciarle senza sforzo. Se il bambino ha delle difficoltà a parlare e ad esprimere le proprie difficoltà, non va sgridato e stimolato ad esprimersi meglio, ma bisogna lasciargli il tempo di risolvere il problema, che anzi si risolverà da solo man mano che il bambino cresce.

È l’evoluzione normale del linguaggio: dai balbettii alla parola completa. Tornemo sull’argomento, perché quello del linguaggio è un tema basilare che richiede pazienza e costanza. È, appunto, un percorso a tappe lungo la crescita e lo sviluppo cognitivo del bambino.