Il Messico è sempre una meta di viaggi molto interessante da scoprire e riscoprire. In particolare la penisola dello Yucatan, dove si trova la più ampia zona turistica dedicata agli europei, che prende il nome di Riviera Maya, ossia chilometri e chilometri di zone alberghiere all’interno di terreni coperti da foresta e rovine che non sono ancora venute completamente alla luce. I Maya, anche dopo la profezia mal interpretata e che ha generato ansia in molte persone al mondo, restano un popolo assolutamente interessante. I Maya furono infatti la civiltà dei contrasti, quelli della grande architettura e della medicina empirica, ma anche primitivi nelle loro concezioni di trapasso, di Aldilà e di divinità.

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A poche settimane dalla mancata profezia Maya sulla fine del mondo, lo Yucatan in Messico ridiventa meta ideale per i viaggi più disparati, dai viaggi di nozze a quelli di piacere con gli amici, fino a quelli di studio. Perché soprattutto chi è appassionato di teorie aliene non può prescindere dal fascino di questa regione: da visitare sono principalmente le rovine, come quelle di Kukulkan, di Conaculta e di Chichen Itza, dove c’è un monumento dalle architetture tanto particolari da ricreare strani giochi di luci e ombre, in particolare nel giorno dell’equinozio di primavera, quando sembra addirittura che un serpente scenda dal nohoch mul fino al terreno. Tuttavia qui si può guardare e non toccare: le rovine sono aperte al pubblico ma non possono essere “scalate”, come accade per altri monumenti, per ragioni di sicurezza.

Affascinanti sono anche le credenze in materia di morte e Aldilà: anticamente, per i Maya, esisteva un paradiso destinato ai migliori, ossia ai membri più eminenti della scala sociale. Come i vincitori del gioco della pelota, cui veniva tagliata la testa dal perdente, e il vincitore guadagnava immediatamente il paradiso. La morte permea indissolubilmente anche i souvenir: non sono rari i teschi, in ceramica coloratissima, che raccontano un’idea del trapasso che non è triste, bensì rappresenta una trasformazione nell’ambito di un tutto. Nell’iconografia precolombiana, anche le divinità appaiono interessanti: sono di forma allungata, con grandi occhi, un po’ come si usa oggi immaginare gli alieni, e provengono direttamente dal cielo con una grande luce.

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Naturalmente in questi viaggi non si può sottovalutare la bellezza del territorio, del mare in particolare e le bontà gastronomiche: su tutte spicca dell’ottimo pesce. Qui i fermi biologici sono molto rigorosi e se non si sono mai gustate delle cozze enormi, forse è arrivato il momento di provarci. Non c’è da temere neppure per le questioni igieniche: nelle strutture ricettive il problema non esiste e i Maya avevano già in antichità delle conoscenze di medicina tali da curare i mali lievi che possono capitare in viaggio. Tra i mali minori solo alla maledizione di Montezuma, se colpisce, non c’è rimedio.

Fonte: National Geographic.