Un altro tassello si aggiunge alla vicenda che ha visto contrapposti Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti sull’acquisizione di Mondadori alla fine degli anni ’90, in cui il Presidente del Consiglio è stato accusato di corruzione giudiziaria nella querelle tra gli azionisti Cir e Formenton. La sentenza di appello resa pubblica oggi conferma le responsabilità del Premier e ordina un risarcimento di 560 milioni di euro a De Benedetti, pena diminuita di un quarto rispetto ai 720 milioni previsti in prima istanza.

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La sentenza, emessa dal collegio giudicante formato da Luigi De Ruggiero, Walter Saresella e Giovanni Battista Rollero, sarà immediatamente esecutiva, ma i legali di Berlusconi hanno richiesto la sospensione fino al ricorso in Cassazione, perché la cifra elevata potrebbe mettere a rischio le attività di Mondadori stessa.

Il verdetto non è stato ovviamente accolto favorevolmente dal gruppo Fininvest e, a fare da portavoce al disagio della società, è la presidente Marina Berlusconi, responsabile anche del Gruppo Arnoldo Mondadori Editore. Secondo l’imprenditrice, la sentenza non sarebbe altro che un atto politico di contrasto a suo padre e, di conseguenza, nemmeno un euro sarebbe dovuto alle tasche di De Benedetti:

“È una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. E che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico”. […] È una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori. La Fininvest, che ha sempre operato nella più assoluta correttezza, viene colpita in modo inaudito, strumentale e totalmente ingiusto. E il parzialissimo ridimensionamento della sanzione rispetto al giudizio di primo grado nulla naturalmente toglie alla incredibile gravità del verdetto. Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte a un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto”.

La preoccupazione di Marina Berlusconi è giustificata dal fatto che, qualora la sentenza non venisse sospesa o trovasse conferma in Cassazione, Fininvest potrebbe essere costretta a ridimensionare le proprie attività in Mediaset e, secondo voci non confermate, addirittura obbligata a vendere il Gruppo Mondadori data l’ingente pena pecuniaria. Per questo motivo, l’imprenditrice ha già dato ordine a Niccolò Ghedini di studiarne il ricorso. Il legale del Premier si è così espresso:

“La Cassazione non potrà che annullare questa incredibile sentenza. La Corte d’Appello di Milano ha emesso una sentenza contro ogni logica processuale e fattuale, addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili che erano già di per sé erronee in eccesso, e addirittura superiore al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest. È la riprova che a Milano è impossibile celebrare un processo che veda la applicazione delle regole del diritto quando vi è anche indirettamente coinvolto il presidente Berlusconi. E se la Corte d’Appello non sospenderà l’esecutività della sentenza, tale prova sarà ancora più evidente”.

Il lodo Mondadori è una vicenda giudiziaria che si trascina dalla fine degli anni ’80 e che ha avuto come oggetto la spartizione delle attività del gruppo tra la divisione Mondadori Classica e il Gruppo Espresso, a seguito di un fallito accordo tra gli investitori Cir e Formenton. Definito come la “Guerra di Segrate“, si tratta di un caso giudiziario dai confini mastodontici che, per correttezza d’informazione, vi invitiamo a prendere visione sul nostro articolo di sintesi.