È arrivata oggi 9 luglio la sentenza della seconda sezione civile della Corte d’Appello per il “Lodo Mondadori“, il procedimento che ha condannato Fininvest, la holding fondata da Silvio Berlusconi di cui è presidente la figlia Marina, a risarcire la CIR di Carlo De Benedetti di ben 540 milioni di euro più spese e interessi per il danno patrimoniale subito durante la “battaglia di Segrate”, lo scontro nato per il possesso della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore. Ecco dunque riassunte le tappe principali di questo lungo processo.

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Nel 1989 Silvio Berlusconi si insedia come presidente della Arnoldo Mondadori Editore grazie alla famiglia Formenton, precedentemente a capo della casa editrice come azionista di maggioranza che, contravvenendo all’accordo precedentemente stipulato con il presidente della CIR Carlo De Benedetti, aveva venduto al magnate Fininvest le proprie quote. Nel 1991 le tre parti decidono all’unanimità di fare ricorso a un lodo arbitrale, indispensabile per stabilire se l’accordo precedente tra De Benedetti e Formenton fosse valido o se la famiglia avesse avuto il diritto per vendere le proprie azioni a Berlusconi. Con l’esito in favore di De Benedetti, Berlusconi decide di portare il risultato del lodo davanti alla Corte di Appello di Roma che, nel gennaio del 1991, ribalta completamente il verdetto riassegnando alla Fininvest le azioni Mondadori. A presiedere come la I sezione civile è Arnaldo Valente, mentre il giudice relatore è Vittorio Metta.

La vicenda giudiziaria ha inizio il 4 ottobre del 2001 con il via al processo per il Lodo Mondadori presso la quarta sezione del Tribunale di Milano. Davanti al giudice finiscono Cesare Previti, Vittorio Metta, Giovanni Acampora e Attilio pacifico, tutti e quattro accusati di corruzione in atti giudiziari. Tra di loro è assente Silvio Berlusconi, il cui reato risulta prescritto dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano di reputarlo esclusivamente come corruzione semplice. Passano pochi mesi quando, il 28 gennaio 2002, al processo sulla vicenda Mondadori viene affiancato quello sulla questione IMI-SIR risalente al 2000.

Per la sentenza di primo grado, bisogna attendere il 29 aprile dell’anno successivo. Per Vittorio Metta, il tribunale sentenzia 13 anni di condanna, 11 per Cesare Previti e Attilio Pacifico, 8 anni e 6 mesi per Renato Squillante, 6 per Felice Rovelli, 5 anni e 6 mesi per Giovanni Acampora e 4 anni e 6 mesi per Primarosa Battistella. Viene assolto solo l’ex giudice Filippo Verde. Il 7 gennaio del 2005 si apre a Milano il processo di secondo grado per Imi-Sir e Lodo Mondadori; a giudicare c’è la Corte d’Appello presieduta da Roberto Pallini che il 23 maggio dello stesso anno conferma la condanna di Previti per il caso Imi-Sir assolvendolo per quanto riguarda la questione Lodo Mondadori. Subiscono la stessa sorte l’avvocato Giovanni Acampora, Pacifico e Metta, tutti assolti per la stessa questione ma condannati, con riduzione della pena, per il caso Mondadori. I 13 anni di Metta diventano 6, 5 quelli di Squillante, 3 anni per Rovelli e 2 per Battistella.

Nel 2006 arriva un’ulteriore riduzione della condanna per Previti e Pacifico nel caso IMI/SIR, decisa dalla Cassazione che stabilisce per entrambi una pena di 6 anni mentre per Acampora diventano 3 anni e 8 mesi. Per Metta la condanna si conferma mentre vengono annullate senza rinvio le condanne di Squillante e Battistella. Viene invece prescritta l’accusa per Rovelli. Diversamente accade per il Lodo Mondadori, poiché la Suprema Corte decide di accogliere il ricorso contro le assoluzioni presentato dalla Procura Generale di Milano e alla parte civile CIR.

Il 18 dicembre 2006 prende il via il processo di secondo grado per il Lodo Mondadori, con le prime sentenze che arrivano già il 23 febbraio dell’anno seguente. Un anno e 6 mesi vanno a Previti, Acampora e Pacifico mentre per Metta viene decisa una condanna di 2 anni e 9 mesi. La conferma delle condanne arriva il 13 luglio, dopo aver concretizzato le ipotesi emerse durante le immagini del 1996 effettuate dalla Procura di Milano. Infatti la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 1991, quella da cui era uscita fortemente penalizzata la CIR di De Benedetti, era stata emessa in seguito alla corruzione del giudice estensore Vittorio Metta. A finanziare l’illecito erano stati 400 milioni usciti dalle tasche della società off-shore All Iberian di Silvio Berlusconi, arrivati a Metta attraverso un giro di denaro tra il conto Mercier di Cesare Previti, allora avvocato della holding Fininvest, quello di Giovanni Acampora e quello di Attilio Pacifico (anch’essi avvocati della stessa società).

La CIR, secondo la sentenza civile della prima sezione del Tribunale di Milano stabilita dopo la condanna penale definitiva di Previti, Pacifico, Acampora e Metta per corruzione in atti giudiziari, ha diritto a 750 milioni di risarcimento da parte di Fininvest per il danno patrimoniale in seguito alla perdita di chance avvenuta durante la vicenda per la “guerra di Segrate”. A distanza di quasi due anni, viene confermata la condanna di primo grado alla Fininvest dalla Corte d’Appello di Milano. Viene però ridotto il risarcimento da parte della holding milanese che scende a 540 milioni di euro più le spese e gli interessi (in tutto circa 560 milioni).