Coerente con il suo credo e con le associazioni Movimento per la Vita, il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, lancia il “Progetto Nasko“: un assegno di 250 euro mensili per 18 mesi rivolto a tutte le donne che rinunciano ad abortire nonostante condizioni economiche difficili.

L’iniziativa sperimentale accorrerebbe in aiuto di quelle donne che vivono una condizione economica precaria e per questo costrette all’interruzione di gravidanza. La rinuncia all’aborto garantirebbe il sostegno della Regione, dalla nascita del bebè fino a 1 anno e mezzo di età, previo colloquio con un operatore che ne valuterebbe il reale stato di bisogno prima di avviare un programma di pianificazione economica del fondo.

Così si è espresso Formigoni:

Vogliamo aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita.

D’accordo con lui l’Assessore Regionale della Famiglia, Giuglio Boscagli, protagonista in questi giorni di un’accesa discussione con Giulio Cavalli, assessore de l’IDV in regione, contrario all’iniziativa.

Boscagli ha tacciato Giulio Cavalli, che è anche scrittore e attore attivo nella lotta contro la mafia e per questo vive sotto scorta da anni, di fare demagogia e ha aggiunto:

Come al solito chi guarda alla realtà affidandosi agli occhiali dell’ideologia dimentica di proporre soluzioni e si limita a critiche senza senso.

Cavalli ha replicato con una lunga lettera apparsa sul suo sito:

Caro assessore Boscagli, è inciampato in un orfano. Glielo riferisco con un certo fastidio, purtroppo per me, e per il suo tempismo, non ho proprio bisogno di informarmi sui “migliaia di bambini salvati”, perché sono uno di quelli.

Sulla carta l’iniziativa potrebbe risultare anche interessante se non si limitasse a soli 18 mesi di età del bambino; in realtà un figlio lo si cresce e lo si mantiene economicamente per buona parte della vita. Lo stato di precarietà e indigenza, se non risolto per tempo, potrebbe ripresentarsi gettando nella disperazione madre e figlio.

Non è neppure escluso che agli sportelli del progetto Nasko, sempre per questioni economiche, si potrebbero presentare tutte le future mamme bisognose di aiuti, anche quelle non intenzionate ad abortire, liquidando così in soli 3 mesi i 5 milioni di euro di budget preventivati per l’iniziativa.

C’è da capire, infine, per quale motivo in una regione quale la Lombardia, prima nel campo dell’assistenza sanitaria e medica, sia così bistrattato il diritto di scelta del paziente. In particolare quello della donna che vede nel calpestamento della legge 194 il diritto negato alla libera scelta.

Inoltre in questi anni è aumentato il numero dei medici obbiettori, molti ambulatori ASL hanno chiuso e si è creata un’atmosfera sempre più da caccia alle streghe nei confronti di chi, per esigenze varie, ha deciso di abortire.

Scelta che vogliamo ricordare difficile sempre e comunque, percorso che andrebbe coaudiuvato da personale imparziale e competente. In modo da evitare un passo indietro di 30 anni, prima della messa in vigore della 194, quando abortire era reato e le donne erano costrette a una scelta clandestina nelle mani di ciarlatani improvvisatisi medici che, il più delle volte, portava alla morte del feto e della madre stessa.

Una maggiore informazione sulla contraccezione e sulle alternative andrebbe affrontata sia a scuola che tramite la comunicazione mass mediatica, affiancata a supporti pratici reali e, a prescindere dal pensiero personale, efficaci.