Un rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha confermato la denuncia da parte di 313 civili, 235 donne, 52 bimbe e tre bambini, che hanno dichiarato di aver subito stupri e violenze a opera di gruppi armati durante azioni militari in Congo tra il 30 luglio e il 2 agosto di questo anno.

Come conferma anche un articolo di Repubblica, gli agguati violenti sono stati commessi nel territorio di Walikale nel Nord Kivu in Congo, da parte di tre gruppi armati: i Mai Mai Ceka, le Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (Fdlr) e di elementi vicino al colonnello Nsengiyumva, un disertore dell’esercito.

Il numero delle vittime potrebbe essere anche più alto, afferma il documento ONU, perché molti villaggi sono difficili da raggiungere e buona parte della popolazione è ancora nascosta nella giungla per scampare alle violenze. Il rapporto precisa:

Quasi tutte le vittime sono state stuprate dagli assalitori in gruppi da due a sei persone, qualunque fosse la loro condizione fisica o la loro età.

La violenza perpetrata attraverso gli stupri di massa è un problema drammatico che sconvolge la vita della popolazione congolese da circa 15 anni; ora le azioni brutalizzanti si rivolgono al territorio di Walikale, ricco di minerali, dove la popolazione simpatizza per il governo.

Lo stupro è l’arma peggiore che viene utilizzata indiscriminatamente come arma bieca di sottomissione, sia dai ribelli che dall’esercito congolese, per tarpare l’opinione pubblica. Pratica di violenza aberrante, molto più diffusa di quanto si pensi, lo stupro il più delle volte avviene davanti agli occhi di figli e mariti. I bambini vengono rapiti, avviati alla pratica della guerra, sottoposti a torture e avviati all’uso di droghe per costringerli a sparare e uccidere. Le donne come sempre sono le vittime della sofferenza peggiore, perché annientarle è la tecnica migliore per sottomettere, distruggere e far morire un’intera società.