L’Aids è una malattia vecchia, scoperta tre decenni fa, ma nonostante i mezzi avanzati che la medicina moderna ha oggi a disposizione, non si è ancora riusciti a combatterla. I malati di Aids sono circa 34 milioni di persone secondo le recenti stime e, nonostante negli ultimi dieci anni i casi di nuove infezioni siano diminuiti del 20 per cento, bisogna fare di più.

Ban ki-Moon, segretario generale dell’Onu, vuole debellare l’Aids entro il 2020. Poco meno di dieci anni per arrivare a un obiettivo di enorme importanza, per far in modo tale da avere zero nuove infezioni, zero pregiudizi sulla malattia e zero morti da Aids.

In occasione di un summit tenuto a New York organizzato per il trentesimo anniversario della scoperta dell’Aids, dove si sono riuniti una trentina di capi di stato e di governo, Ban ha infatti dichiarato come:

oggi ci riuniamo per mettere la parola “fine” all’Aids. Se vogliamo relegare l’Aids ai libri di storia dobbiamo agire vigorosamente. Questo significa affrontare questioni delicate, incluso l’omosessualità, l’uso di droga, il commercio del sesso.

Anche l’Italia sta partecipando alla conferenza che si sta svolgendo a New York e ha proposto un’azione preventiva maggiormente mirata a ridurre il rischio di contrarre la malattia. Proposta accettata e condivisa dagli altri Stati membri delle Nazioni Unite; spiega Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alle politiche antidroga:

“l’Italia sta giocando un ruolo di prima linea nella prevenzione dell’Hiv/Aids. Il fatto che l’Europa abbia condiviso le proposte italiane di rimodulare e specificare le teorie della cosiddetta riduzione del danno significa che ci si è resi finalmente conto che bisogna andare molto oltre, offrendo terapie precoci e tempestive, sia per la tossicodipendenza sia per l’infezione da Hiv, alle persone tossicodipendenti, terapie che si sono dimostrate le uniche nel lungo termine e non solo nel breve e medio termine in grado di controllare e ridurre efficacemente l’espansione dell’epidemia.