Come si vestono gli italiani per andare al lavoro? Tra un caffè al volo e una fetta biscottata imburrata e mangiata mentre si cercano le chiavi dell’auto, dall’armadio si tirano fuori capi in maniera disinvolta e i preparativi durano poco.

Ma la velocità con cui ci si prepara al mattino è frutto di prove di ore e ore davanti allo specchio.

Un’indagine svolta sul Web da Euroffice rivela, infatti, che il “dress code” preferito dagli italiani dal lunedì al venerdì è frutto in realtà di uno studio a tavolino.

Abbigliamento casual, dunque, ma studiato nei minimi dettagli. In particolare, a vestirsi casual è il 63% delle donne, che mostrano più fantasia negli abbinamenti rispetto agli uomini (solo il 37%), più spesso obbligati alla mise d’ordinanza in giacca e cravatta. L’abbigliamento più formale è naturalmente preferito soprattutto da chi occupa le posizioni di più alto livello manageriale.

Sì ai jeans, scelti dal 20% degli intervistati. All’interno di questo gruppo spiccano le donne (67%) che lo usano come passpartout in tutte le occasioni e sfruttano la loro versatilità trasformandolo in continuazione con accessori, cinture e stivali.

Nove donne su cento non rinunciano ai tacchi alti neppure alla scrivania. Forse proprio perché sanno di poter stare sedute molte ore.

Sempre tra le donne, solo il 3% ammette di studiare il proprio abbigliamento per farsi notare in ufficio, trasformando i corridoi in passerella di moda. Al versante opposto si posiziona un 2%, che invece confessa di prediligere la comodità, recandosi al lavoro in tuta e scarpe da tennis. Fortunatamente, quest’ultimo gruppo di intervistati è composto esclusivamente da uomini.

Per noi donne lavoratrici nella patria del made in Italy non può che essere il contrario: la sobrietà è d’obbligo, ma il casual chic da ufficio può rendere più piacevole una dura giornata di lavoro. Considerando che trascorriamo gran parte della giornata in ufficio o comunque a lavorare, è giusto sentirsi bene e far emergere una personalità glamour anche dal più grigio dei tailleur.