Anche se meno crudele di quello femminile, anche gli uomini hanno un orologio biologico, che determina la loro fertilità. Su questo punto sono ormai d’accordo molto studi: a 41 anni comincia il declino che rende statisticamente meno probabile il concepimento di un figlio.

Come è stato scoperto? Da uno studio londinese effettuato sui pazienti di cure per la fertilità, nei quali non tutte le uova di donne donatrici erano state fecondate come previsto dallo sperma maschile.

Incrociando questi dati con i profili dei donatori di seme, si è arrivati al limite d’età oltre il quale sarebbe meglio non andare per cercare di metter su {#famiglia} in modo naturale.

Durante il convegno annuale della Società Americana di Medicina della Riproduzione, infatti, sono stati comunicati i numeri progressivi di questo “slow down”: sette punti percentuali dai 41 ai 45 anni, e poi peggio: se la probabilità di successo di una gravidanza è al 60% a 41 anni, a 45 è già del 35%.

Ma attenzione: anche se alcuni studi evidenziano come i figli di padri anziani abbiano più probabilità di sviluppare malattie (ma sono percentuali bassissime), in realtà non c’è aspetto di questo orologio biologico che non si possa superare con la fecondazione in vitro.

Dunque, anche in questo caso gli uomini sono più fortunati delle donne: senza sofferenze e cure costose e complicate, questa semplice tecnica permette di superare i limiti dell’età.

Fonte: Daily Mail