Il marchio Louis Vuitton ha una storia antica e affascinante. Diciannovemila dipendenti in tutto il mondo, di cui il 70% distribuiti al di fuori della Francia. Oltre 460 stores sparsi in ogni punto dei globo, che ben coprono i Cinque Continenti. Fermento creativo e volume di affari elevato e, in alcune aree geografiche, un vero e proprio lovemark, brand caratterizzato da un alto numero di seguaci ed affezionati – disposti a fare di tutto per avere un pezzo firmato nel proprio guardaroba. Tutto questo è Louis Vuitton, Maison francese nata nella metà dell’Ottocento e che, fino ad oggi, ha conservato le linee guida che hanno reso famoso questo nome.

Louis Vuitton Malletier, nome del fondatore dell’azienda, nacque nel 1821 a Cons-le-sannier, in Francia, da una famiglia di umili origini. A soli quattordici anni, leggenda vuole che il giovane abbia percorso più di 250 km a piedi, quelli che separano la città di origine da Parigi, per raggiungere la capitale nella quale avrebbe iniziato a lavorare come apprendista di Monsieur Marechal, famoso ledete-emballeur, produttore di bauli e valigie, caro alla corte di Napoleone III. La scelta non fu casuale: la prima metà del XIX Secolo fu attraversata dalle rivoluzioni dei trasporti: dalle grandi navi transoceaniche alle infinite rotaie che attraversavano le maggiori nazioni, il viaggio cominciava a diventare uno dei simboli dell’aristocrazia.

Dopo ventidue anni di servizio, all’età di trentasei anni, facendo fede alle documentazioni disponibili, il giovane, sempre più stretto nei rapporti con l’imperatrice Eugenia, madre di Napoleone III, decise di aprire, nel 1854, la propria boutique: “Louis Vuitton: Malletier à Paris” era l’insegna che sovrastava l’ingresso. I prodotti erano caratterizzati dall’innovazione: i bauli, infatti, avevano un coperchio piatto – e non bombato come era solito farli in quel periodo. A rendere uniche le creazioni era la struttura in pioppo su cui veniva applicata una tela grigia che, grazie ad un trattamento particolare, diventava completamente impermeabile. Gli angoli erano rinforzati grazie alla copertura in metallo e, all’interno, vi erano diversi scomparti nei quali posizionare, in maniera ordinata, vestiti e accessori.

Non servì molto e in pochissimo tempo, puntando su una clientela elevata, dedita al lusso, Louis Vuitton diventò un vero e proprio status symbol. Dalla Spagna alla Russia, ogni corte reale possedeva un pezzo prodotto dal Maestro e, nel 1859, cinque anni dopo l’apertura della sua prima boutique, fu costretto a trasferire il laboratorio ad Asnières, centro nevralgico anche nella produzione attuale.

Le redini dell’azienda, intanto, passano al figlio George Vuitton che, nel 1880, lancia lo stampato “L. Vuitton, marquè dèposèe” che, nel 1996, sarà il punto di origine per costruire la moderna Tela Damier. Il 1885, poi, sarà l’anno dell’apertura del primo store estero: Londra. Il volume di affari aumenta sempre di più e Louis Vuitton è ormai nell’immaginario collettivo il simbolo chiave del lusso francese – e non.

La Tela Monogram, ancora oggi stampata sulle creazioni della Maison, nacque nel 1896, traendo ispirazione dagli emblemi nazionali nipponici; nel 1905, poi, il segno sarà depositato come marca. Tanti gli eventi che si sono succeduti fino alla fine del Novecento quando, nel 1987, viene creato “LVMH Moet Hennessy – Louis Vuitton Group”. Bisognerà attendere il 1998 per vedere sulle passerelle la prima collezione ready-to-wear e di scarpe realizzate da Marc Jacobs che, a cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo millennio, diventerà la persona che maggiormente incarnerà lo stile della Maison, apparendo in numerose interviste televisive, stampate. A oggi Louis Vuitton è ancora, senza ombra di dubbi, il simbolo di una cultura del bello e del ricco, del manageriale e del cosmopolita.