Un progetto nato su internet dalla pagina facebook della top model curvy Elisa D’Ospina (CLICCA QUI PER SCOPRIRE TUTTO) che attraverso i suoi social ha invitato le migliaia ragazze che la seguono a postare la parte del loro corpo che meno apprezzano contornata da un cuore: #Loveyourself il nome di questo progetto che invita ad andare oltre la bellezza fisica. “Tornare alla radice delle cose, iniziare ad apprezzarsi per come la natura ci ha fatto con i propri limiti, i propri difetti che possono, alle volte, come nel mio caso, diventare dei punti assoluti di forza – dichiara Elisa D’Ospina – le donne mediaticamente vogliono sentirsi rappresentate nella loro normalità fuori dagli stereotipi cui siamo abituati”. Ecco allora che un post su facebook diventa un vero e proprio tam tam di foto con didascalie, di storie di donne che accettano la sfida di mettersi in gioco e di condividere quello che per loro è spesso un “problema”.

Galleria di immagini: #Loveyourself: il progetto di Elisa D'Ospina

Chi tratta con ironia le proprie vene varicose denominandole “vene vanitose”, chi posta la sua pancetta descrivendola come “bellezza in eccesso”, chi, racconta la sua storia e posta una gamba segnata dalle bruciature, chi ancora racconta le smagliature sulla pancia come il tatuaggio divino per aver messo al mondo le sue due bambine… Tante le foto arrivate in poche ore, sulla pagina della modella, scrittrice Elisa D’Ospina (SCOPRITE QUI TUTTO): “Le ragazze che mi seguono sanno come quotidianamente cerco di abbattere quelle barriere culturali che portano la donna ad essere solo un corpo, spesso rendendola vittima di se stessa in quanto quello che vediamo nei media è chiaramente un corpo artefatto tra luci, trucco, photoshop etc… C’è bisogno di rappresentare la vera dimensione donna che è fatta anche di altro: smagliature, fianchi generosi, seni calanti, maniglie dell’amore, cellulite. Le donne sono anche questo – afferma Elisa D’Ospina – Ecco perché “#loveyourself” ha coinvolto nei vari social donne di tutto il mondo che per una volta non si sono vergognate ad essere semplicemente loro stesse”.