Luca Toni, giocatore 37enne dell’Hellas Verona, si è aperto in una lunga intervista alla “Gazzetta delle Sport“, raccontando della carriera sportiva ma soprattutto della sua vita privata e del tragico incidente che ha colpito lui e la compagna Marta Cecchetto nel 2012.

I due erano in attesa della nascita del loro primo figlio, quando sono stati travolti dalla triste notizia:

“Ce lo dica, dottoressa: ce lo dica”. Ci guardavano tutti senza avere il coraggio di parlare, e quegli occhi me li ricorderò finché campo. “Proviamo a cambiare macchina, magari questa non funziona bene”, ci avevano appena detto. No: era il cuore di Mattia, così doveva chiamarsi il nostro primo figlio, che non aveva più funzionato. “Ha smesso di battere ieri”: un terremoto dentro molto più forte di quello che ci aveva fatto spostare la sede del parto da Modena a Torino”.

Dopo il terribile lutto, Toni e la sua Marta hanno trovato la forza di  andare avanti nella fede e nell’amore che li unisce, un amore suggellato poi dall’arrivo di altri due figli:

“Quello che Marta mi ha insegnato nei giorni successivi non ha prezzo, lì ho capito davvero quanto è forte la donna con cui sto: “Mi sistemo e ne facciamo subito un altro”, mi ha detto, e tre mesi dopo era incinta di nuovo, alla faccia di quelli che ci vedevano come genitori testimonial di bimbi mai nati. E se io e lei non fossimo così uguali nel detestare il piangersi addosso, se ci fossimo buttati giù, forse Bianca e Leonardo non sarebbero mai arrivati: questo sì che possiamo insegnarlo”.

Oggi il calciatore ha un solo proposito nella vita, quello di sposare la donna che ama continuando ad essere un buon padre per i figli:

“L’altra notte Sala, il mio com­pa­gno di stan­za, si è stra­ni­to: so­gna­vo mia fi­glia che stava ca­den­do dal letto e mi ha tro­va­to che ero sopra di lui e cer­ca­vo di af­fer­rar­lo. Ma­ga­ri quel sogno aveva a che fare con la mia vera, sola paura: che un gior­no i figli mi pos­sa­no dire “Non sei stato un buon padre”. Ma forse è solo il modo mi­glio­re, in­con­scio, per sfor­zar­mi di es­ser­lo”.