Fiction da far approvare, lettere di licenziamento dettate al telefono, appalti, tangenti, gossip guidati per turbare la tranquillità di dirigenti, giornalisti o magistrati non compiacenti. Sembra emergere questo e molto altro dall’indagine su Luigi Bisignani, ex piduista, faccendiere e lobbista dai contorni oscuri, che per i magistrati avrebbe avuto in mano una buona dose del potere di questo paese, grazie ad amicizie, appoggi politici e favoreggiamenti.

Galleria di immagini: Michele Santoro

Dall’inchiesta, che si sta allargando a macchia d’olio e coinvolge personaggi vicinissimi al governo come Gianni Letta e il Ministro Prestigiacomo, emergono intercettazioni che riguardano da vicino l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi e la sua lotta contro Michele Santoro.

La Rai, secondo i PM, avrebbe rappresentato un vero e proprio terreno di guerra, in cui dare spazio agli “amici” della ormai cosiddetta P4, e da cui eliminare i “nemici”. Masi aveva, secondo i magistrati, il ruolo “sporco” di condurre questa guerra, ma non in completa autonomia: è Bisignani a contattarlo per far affidare ad Anna La Rosa i servizi televisivi parlamentari, ed è sempre Bisignani a dettargli la lettera di licenziamento per Michele Santoro in seguito al famigerato “vaffanbicchiere“.

È il 23 settembre dello scorso anno, Masi si sente con il faccendiere e gli dice:

“Vabbè poi ti dico a voce, finalmente ha fatto l’errore che volevo io (…) con questa roba qui lo sospendo io vado… mercoledì porto la sospensione eh, che è aziendale, fatto tutto, già deciso… tra l’altro sono tutti d’accordo, vedrai. Garimberti la vota gli altri due dove stanno…la sospensione è 10 giorni, la si inizia con una sospensione da 10 giorni, però, è un segnale mica da ridere eh, con la sospensione non può andare in onda, tante cose, è un segnale mica da ridere, eh, Gigi”.

Nelle intercettazioni si ritrova anche la conversazione avvenuta tra Bisignani a l’avvocato Gabriele Arcuri, con l’ormai famigerata dettatura della lettera di licenziamento di Masi a Santoro.

Arcuri: “Egregio dottore, in riferimento a quanto emerso nel corso della trasmissione..”

Bisignani: “Qua metti il concetto di servizio pubblico”.

A: “Lo devo mettere?”

B: “Beh… il concetto di servizio pubblico, sì. Poi vai avanti… Una sentenza, una cosa, un c****, non ce lo mettiamo?”.

La lettera verrà poi consegnata da Bisignani a Masi, il quale la firmerà come se fosse stata scritta da lui. Il licenziamento di Santoro sembra essere una questione di assoluto interesse politico, che scatena in Bisignani, ma soprattutto in Masi, entusiasmi inspiegabili:

“Abbiamo vinto, è morto, gli stamo a spaccà il c***. Sò arrapato come una bestia”.