L’Ultimo Dominatore dell’Aria in 3D” (“The Last Airbender”) è un film fantasy diretto da M. Night Shyamalan (“Il Sesto Senso”, “The Village”), che debutta nei cinema oggi 24 settembre. Il film è l’adattamento cinematografico della futura trilogia basata sulla serie d’animazione “Avatar: La leggenda di Aang” creata da Michael Dante DiMartino & Bryan Konietzko.

Da circa un secolo la Nazione del Fuoco ha dichiarato guerra alle altre nazioni di Aria, Acqua e Terra. Il mondo ormai soffre soggiogato dalla crudeltà e violenza dei Dominatori del Fuoco. L’unica speranza per porre fine a questa guerra è riposta in un giovane monaco di nome Aang (interpretato da Noah Ringer), ovvero l’ultimo dominatore dell’aria, l’unico superstite della stirpe dei Nomadi dell’Aria. Aang è l’Avatar, cioè colui che ha l’abilità di controllare tutti e quattro gli elementi.

Aiutato da Katara (Nicola Peltz), una giovane dominatrice dell’acqua, e da suo fratello Sokka (Jackson Rathbone), il protagonista intraprenderà un viaggio per cercare di riportare la pace tra i regni in guerra. Il crudele ammiraglio della Nazione del Fuoco, Zhao (Aasif Mandvi) e il principe esule Zuko (Dev Patel) cercheranno di catturarlo e di soffocare la ribellione.

Il maestro M. Night Shyamalan ritorna al cinema con un film epico, pieno di effetti speciali e di profonda spiritualità.

L’Ultimo dominatore dell’Aria“, infatti, nonostante sia pieno di scene di battaglie e descrizioni di mondi fantastici, si concentra sulla spiritualità e gestualità delle arti orientali. Il messaggio ambientalista poi risulta molto importante: la Nazione del Fuoco sconfigge i buoni usando macchine da guerra fatte di acciaio che sputano colonne di fumo nero in un mondo pieno di vegetazione lussureggiante, dove i popoli idolatrano gli spiriti della luna e del sole.

Il film è una favola epica di altri tempi: le battaglie non hanno morti, non c’è alcun spargimento di sangue, ma vengono esaltati solo importanti valori come la speranza, il valore, la fede.

I dialoghi sono ridotti al minimo per lasciare spazio agli effetti speciali e alla ritualità della filosofia orientale. L’unica pecca del film è il finale, la storia infatti resta aperta a un eventuale sequel, concludendosi in maniera brusca e senza portare a termine il percorso narrativo intrapreso.

Il regista M. Night Shyamalan regala una favola per i più giovani, pulita e innocente con quel tocco lieve e poetico delle fiabe del passato.