Nel corso degli ultimi mesi – e ancora negli ultimi giorni sul Corriere della Sera – si è tornato a discutere di una possibile cessione di una delle aziende italiane più floride e conosciute a livello mondiale,la Giorgio Armani SpA, e, ancora una volta, il noto stilista ha riaffermato la ferma volontà di non cedere alle lusinghe economiche da molti avanzate e di mantenere ben salda la titolarità aziendale.

Nonostante l’età e la malattia che la scorsa estate lo ha debilitato di molto, la delega di considerevoli responsabilità a soggetti esterni al nucleo familiare, i serrati ritmi lavorativi, Armani, che ha debuttato con la sua prima collezione ben più di trent’anni fa, scherza con chi lo provoca su quest’argomento replicando di non essere poi ancora così male, di saper lavorare esattamente come agli esordi, di sentirsi utile, vivo e attivo. E, d’altronde, come contraddirlo?

Che ci si rispecchi o meno nel suo prototipo di donna, il grande Giorgio dimostra di saper reggere con fierezza un impero da 2,4 miliardi di dollari l’anno in vendite, facendo dell’innovazione, oggi come in passato, il suo principale cavallo di battaglia. Inventore della giacca destrutturata (1975), primo stilista italiano a cui il “Times” ha dedicato una copertina (1982, secondo stilista su scala mondiale dopo Yves Saint Laurent) e primo nel vestire le star hollywoodiane per il “red carpet” (1990), anche ai nostri giorni continua a far parlare di sé come un pioniere.

Tra i primi a scommettere sulle potenzialità delle nuove tecnologie, Armani, già da anni, ha attivato un sito e-commerce la cui prima versione grafica fu da lui stesso interamente realizzata, di recente ha lanciato una nuova piattaforma “mobile” per vendite anche via telefonino e ha trasmesso la sua ultima sfilata ad un vasto pubblico di estimatori pubblicandola sulla rete.

Sempre nel settore della moda, è proprio degli ultimi giorni la notizia di un accordo singolare (per un’azienda leader nel mercato del lusso) con un altro celebre e affermato brand appartenente ad un settore ben diverso, “Reebok”, per la realizzazione di una collezione che combini stile attivo, sport e tecnologia.

Infaticabile e mai stanco di stupirci e sperimentare nuovi mercati, nel tempo Armani ha anche operato una notevole “brand extension” tale da affacciarsi, tra gli altri, anche nel settore dell’arredamento, con le proposte di Armani Casa, e ricettivo, con la realizzazione di strutture a Marrakech, New York, Tokyo, Shanghai, Londra, Milano e, in questi giorni ancor più celebre “location”, nella Burj Dubai Tower di cui ha curato personalmente l’allestimento delle camere e degli ambienti.

Il re Mida dei nostri giorni, stimato e apprezzato in ogni tempo e in ogni dove, è stato finanche proposto da un suo noto collega e deputato del PDL, Santo Versace, come senatore a vita definendolo “maestro di stile e figura geniale dell’imprenditoria italiana”, considerato che “l’immagine del nostro Paese sarebbe stata molto diversa senza lo straordinario successo della moda e dello stile italiano e senza Giorgio Armani che di quello stile è stato eccelso interprete”. I

nsomma, a detta anche dei più prossimi concorrenti, sembra essere un’equazione sempre valida quella che lega lo stilista al nostro Paese e che contribuisce ad inorgoglirci oltralpe.

E voi, care lettrici di OneWoman, cosa ne pensate?