In una cittadina dell’Arkansas un sedicenne di nome Lane ha denunciato la propria mamma, dopo aver scoperto che aveva tentato di bloccargli l’account di Facebook, modificando le credenziali di accesso.

La donna, Denise New, ha ammesso di aver scritto qualche post sul profilo del figlio e di aver cambiato la password nel tentativo di impedirgli l’utilizzo del social network. Tuttavia, Denise sostiene di essere stata mossa da un normale senso di apprensione materno scaturito da una telefonata di un amico di Lane, che l’allertava sulle intemperanze del figlio a seguito di una turbolenta relazione sentimentale. A indurre ulteriormente in tentazione la mamma è stato lo stesso Lane che ha dimenticato di fare logout dopo aver utilizzato un computer comune.

Denise New sostiene non solo di aver agito in assoluta buona fede ma di pensare anche di essere in diritto di controllare. Nonostante ciò, il sedicenne non sembra per niente disposto a perdonare la mamma. A decidere sarà il tribunale che ascolterà le parti il 12 maggio durante la prima udienza.

Credevo di essere perfettamente in diritto di farlo. Ho letto cose che avrebbero fatto rabbrividire chiunque. E ciò nonostante lo perdonerò per avermi accusato di molestie.

La sentenza sarà di sicuro interesse perché potrebbe creare un precedente per la regolazione del controllo genitoriale sulla vita dei figli. Il confine tra tutela e rispetto della privacy sembra, infatti, essere molto sottile.