E dopo il tigh gap, ecco il bikini bridge. No, non illudetevi, l’estate è ancora lontana per questa parte del pianeta, nonostante la parola “bikini”,  ma ci stanno pensando le teenager dell’altra metà del globo a scatenare fenomeni da spiaggia già a gennaio. Problemi di comprensione di un incipit? Piuttosto diffusi anche senza gap o bridge, tranquilli.

In ogni caso, per dovere di cronaca, mi spiego meglio: ve la ricordate la foto coi wurstel distesi sulla spiaggia dell’estate scorsa? Era la parodia di un fenomeno virale, chiamato tigh gap, che dopo il selfie (la tendenza social più gettonata del 2013) ha spopolato fra le (e gli) adolescenti e  non solo, amanti dell’autoscatto ma soprattutto del presunto corpo perfetto.

Insomma, i wurstel rappresentavano la perfetta sintesi delle cosce al sole, quelle tanto snelle da permettere a un qualunque catamarano (giusto così, per rimanere in tema marino) di passarci in mezzo. Ed era lì, in quel varco che si annidava il tigh gap, quello che distingue le magre dalle grasse, le fighe dalle cozze, in una parola le belle dalle brutte.

Su questa scia nasce il bikini bridge, letteralmente il ponte sul bikini, sicuramente meno affascinante del Ponte dei Sospiri, ma agognato come il ponte sullo Stretto di Messina. Anche in questo fenomeno, diventato virale dopo iniziative come la Bikini Bridge Operation (lanciata da 4chan), l’hashtag #bikinibridge e la ormai classica diffusione social, peggio di un virus gastrointestinale, c’è un buco, una distanza.

Uno spazio lasciato vuoto da quella che potrebbe essere un po’ di sana carne da toccare; uno spazio lasciato vuoto da ciò che potrebbe salvare le generazioni future: il cervello, presente ma evidentemente in standby, bruciato al sole e perso fra autoscatti, ponti e gap.

Il bikini bridge sovrasta proprio come un ponte lo spazio vuoto (appunto) lasciato dallo stretto perizoma eletto a costume da bagno, sulla pancia delle belle, magre e snelle. Quel vuoto incolmabile creatosi perchè le anche, le ossa del bacino, superano in spessore la presenza degli organi vitali, nonchè gli indispensabili ma inesistenti strati di adipe che solitamente e naturalmente dovrebbero accumularsi sul basso ventre.

Rischierò di ripetere cose già dette e stradette in merito a questo fantomatico ponte; basti pensare che se ne sono occupate anche realtà importanti come il Washington Post. Eppure non posso tacere di fronte a siffatto sfoggio di serissima stupidità.

Intanto, è facile per una mente maliziosa immaginare il catamarano di prima oltre che tra i wurstel, infilarsi di soppiatto sotto al fantomatico ponte. E questo implica la solita considerazione del corpo femminile: poco più di un oggetto sessuale (o poco meno), su cui fantasticare anche a prescindere dall’età. Disgustoso, specie se pensiamo al fatto che sono le stesse proprietarie del suddetto corpo a sentirsi tali e a esserne pure felici.

In secondo luogo non si può non riflettere sulla questione salutistica, e per l’aspetto psicologico, e per l’aspetto puramente fisico. Continua a vincere l’immagine della magrezza spregiudicata a tutti i costi fra le giovani (e non solo!), con conseguente diffusione di disturbi alimentari e psicofisici. Per non parlare di tutte quelle che rimangono fuori dalla ristretta cerchia delle elette, quelle che poi sono capaci di rovinarsi la serenità per tutti gli anni a venire, a causa di un ponte che non potranno mai attraversare.

Perchè come sappiamo le “grasse” (che ufficialmente ricordiamo partire dalla taglia 44) sono brutte e immeritevoli di attenzione. Le magre invece rischierebbero 100mila volte di morire, pur di sfoggiare un ponte degno di sospiri.

Ok, stop all’ironia, che stempera il mio disgusto, ma che potrebbe anche risultare fuori luogo in tale contesto. Non linkerò siti o social dove è possibile vedere i  migliori scatti in merito. E la foto (peraltro sfocata) in testa all’articolo è stata messa soltanto per rendere esplicito il fenomeno a chi non l’avesse ancora compreso. Anzi, ritengo di aver già pubblicizzato troppo una realtà che non mi appartiene in nessun senso (non ho gap nè tantomeno bridge, sono un’odiata taglia 44! e mi nauseano i problemi sociopsicologici provocati dalla massificazione).

Dunque dimenticatevi hashtag e immagini varie, per carità. Evviva l’uguaglianza (delle cosce) e le strade (senza ponti). Ho paura però che i giovani non capiranno affatto l’ironia. Perchè per loro la questione è spaventosamente seria. E tutto ciò è davvero il peggior film dell’orrore che io abbia mai visto.

photo credit: Vincent Boiteau via photopin cc