Un tempo erano i bicchieroni, quelli bassi, tozzi ma molto soddisfacenti. Ora sono i flûte, quelli eleganti, sinuosi, ma meno ricchi di contenuto. E’ la naturale evoluzione della specie, almeno per quanta riguarda il genere umano.

Sì perchè mentre un tempo era la donna formosa a trasmettere l’idea della fertilità utile all’accoppiamento e alla conservazione della specie, favorendo l’evoluzione darwiniana in tal senso, oggi a vincere sono ancora una volta le magre: sarebbero loro le più longeve e dunque anche le preferite dalla selezione naturale.

Secondo uno studio pubblicato su Cell Press, Current Biology, l’evoluzione del genere femminile starebbe infatti prediligendo le donne alte e snelle su quelle basse e tozze. Non che le prime trasmettano un senso innato di fertilità, ma evidentemente il punto di forza delle seconde non basta piu’ a convincere la natura che sia meglio nascere formose piuttosto che asciutte.

Gli studiosi non riescono a spiegarsi il perchè del fenomeno, che in effetti pecca di logicità. Ma neanche troppo in fondo. Perchè se ci pensate bene, nell’era moderna non vince l’idea di moltiplicarsi, bensì quella di sapersi conservare il piu’ a lungo possibile, come cervelli in formalina.

E in effetti se sei alta, magra e bella hai piu’ possibilità. Di lavorare, di conquistare, di pestare i piedi. Dunque sopravvivi meglio. Dunque ti conservi meglio, e piu’ a lungo. E questo la natura lo ha tristemente capito.

Così, per la felicità tutta maschile della società, avremo presto un futuro popolato esclusivamente (o quasi) da donne alte e magre. Evviva il piattume, di addome, ma anche di varietà.

La bellezza della diversità: qualcuno se la ricorda? La natura pare di no…ma è interessante comprendere come siamo capaci di piegarla anche in questo.

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