Presentano sintomi che possono essere male interpretati e attribuiti, ad esempio, alla crescita, all’adolescenza o a periodi di stress scolastico. Ma stanchezza, sonnolenza, ipersonnia, bradicardia o tachicardia, irritabilità e disturbi dell’umore sono i segni delle più comuni malattie della tiroide, che colpiscono anche la popolazione infantile (soprattutto femminile). 

Il picco dell’insorgenza avviene intorno alla seconda infanzia, verso i 12 anni, complice anche l’interferenza della maturazione sessuale. Eppure un bambino su tre riceve la diagnosi corretta con 12-24 mesi di ritardo.

Un momento molto delicato è dunque l’adolescenza, “quando alla ghiandola tiroidea si richiede un 30% in più della propria attività, anche a causa dello sviluppo degli ormoni sessuali estrogeni e testosterone – spiega il professor Francesco Chiarelli, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti e Presidente della Società Europea di Endocrinologia Pediatrica (ESPE) -. Ecco allora che è possibile osservare un rallentamento nella crescita staturale o alterazioni del ciclo mestruale che possono essere attribuite alla giovane età. In presenza di sintomi anche sfumati è opportuno un semplice dosaggio ormonale da effettuare su un campione di sangue. La terapia dell’ipotiroidismo consiste in una supplementazione di ormone di facile somministrazione, mentre per le forme di iperfunzione della tiroide si ricorre a farmaci anti-tiroidei come il metimazolo”.

Diverso è il caso dei disturbi congeniti, che si manifestano alla nascita. Qui lo screening neonatale di massa ha portato al completo controllo di questi disturbi che in passato determinavano conseguenze sia sullo sviluppo cognitivo e mentale sia sull’accrescimento staturale. L’ipotiroidismo congenito interessa circa 1 neonato ogni 1000 bambini e può avere diverse cause. “In Italia lo screening su tutta la popolazione neonatale è in vigore dai primi anni ’70 e dal 1976 esiste un Registro Nazionale all’Istituto Superiore di Sanità che ci ha permesso di conoscere l’esatta epidemiologa del fenomeno – continua Chiarelli -. Su circa 500mila bambini nati in Italia ogni anno, circa 300 ricevono diagnosi di patologie congenite alla nascita e vengono trattati tempestivamente entro due settimane”.

L’inizio del trattamento permette uno sviluppo normale di questi bambini anche se sono necessari controlli periodici: mensili per i primi 12 mesi di età e successivamente ogni 3-6 mesi allo scopo di dosare correttamente la terapia sulla base dei valori di FT4 e TSH.