E’ stato approvato dal New York City Council il Pregnant Workers Fairness Act, una legge che vieterebbe ai datori di lavoro di penalizzare una donna incinta, che, durante la gravidanza, ha evidentemente bisogno di maggiore flessibilità e che, dopo il parto, necessita di più tempo libero.

Inoltre, sempre secondo la nuova normativa, i datori di lavoro con 4 o più dipendenti hanno l’obbligo di garantire una “reasonable accomodation”, devono creare, cioè, uno spazio lavorativo consono ad una donna in stato interessante.

Il New York Times ha subito applaudito alla notizia, specificando che il già noto Pregnancy Discrimination Act, una legge contro la discriminazione delle donne incinte, non bastava più, in quanto il datore di lavoro non aveva l’obbligo di modificare i propri spazi lavorativi per agevolare una donna in gravidanza. Insomma, non si pensava alla pericolosità di salire su una scala, a una postazione in cui non si riesce a stendere le gambe, a turni di ore e ore in piedi all’interno di un negozio.

Voi direte: “Da noi non succederà mai… cose dell’altro mondo!”. Ma non è solo assurdo pensarlo? Siamo davvero arrivati a questo punto?