In Italia si partorisce sempre più tardi, questo si sa. Ma ormai siamo prossimi con l’abbandonare il decennio dei trenta per quello dei quaranta. La nuova soglia della prima maternità che già si profila all’orizzonte.

Trent’anni fa le mamme sopra i 34 anni erano una su dieci, oggi una su tre. La trasformazione del {#lavoro}, della società, i suoi ritmi, le nuove ambizioni e le vecchie discriminazioni, le nuove tecniche di fertilità e le antiche questioni bioetiche, tutto finisce nel frullatore e porta a conseguenze inaspettate.

L’associazione “Il Melograno”, ad esempio, che da anni si occupa di maternità, ha individuato nel Lazio la regione dove si sta profilando la nuova era, fatta di madri quarantenni e di parti gemellari. Frutto della lunga attesa prima di potersi fare una famiglia e delle tecniche di aiuto alla fertilità che portano in più di un caso a passeggini multipli.

Se per gli uomini superare i 40 anni significa dover affrontare un crescente rischio di infertilità, figurarsi per le donne. E così, in Italia il 2 per cento dei bambini è nato grazie alla fecondazione assistita. Nel solo Lazio le donne che per avere un figlio si sono sottoposte a queste tecniche in uno dei 23 centri sparsi per la regione sono state 4.882.

Uno scenario di cui l’associazione ha parlato durante il convegno “Scelte di donna: nuovi scenari di maternità”, nel quale si è messo l’accento sulla responsabilità delle neomamme, ma anche sulla loro solitudine, alle prese con un figlio o più figli senza l’appoggio di famigliari – spesso troppo anziani, ormai, per dare una mano – e con l’ansia di tornare al lavoro.

Una gravidanza medicalizzata a cui fa seguito un’esperienza di mamma molto solitaria. Fattori negativi, che queste associazioni cercano di compensare con l’aiuto, l’ascolto, la formazione.

Fonte: La Repubblica – Roma