Disciplina contro lassismo. Mamme trigre (come quelle cinesi) contro mamme agnello. È una sfida pedagogica che rimbalza su tutti i continenti quella sul metodo migliore per affrontare il mestiere più complesso del mondo: quello di genitore.

Nel suo ultimo libro, “Selfish reasons to have more kids: why being a great parent is less work and more fun than you think” (Ragioni egoistiche per fare più figli: perché essere un bravo genitore è meno faticoso e più divertente di quel che pensi), Bryan Caplan, psicologo ed economista della George Mason University, prende le teorie di Amy Chua, promotrice di un’idea battagliera e programmante del mestiere di madre, e le butta dalla finestra. Per quale ragione? Semplice: toglietevi dalla testa di essere davvero così determinanti nel destino dei vostri figli.

Galleria di immagini: Amy Chua e le mamme tigre

“Sono molto più influenti i loro geni e le loro scelte autonome. Per cui, se vi piacciono i bambini, fate figli e cercate di godervi l’esperienza.”

La rivincita di un modello più rilassato di mamma proviene da studi genetici, da osservazioni statistiche e sociologiche e dall’esperienza degli psicologi e anche dei giornalistici, come l’italiana Isabella Bossi Fedigrotti, che nel libro “Se la casa è vuota” lo scorso autunno ha lanciato l’allarme dei figli troppo soli, abbandonati davanti a TV e computer, ma allo stesso tempo ha precisato, con grande coraggio intellettuale, che la maggior parte dei ragazzi ha la forza di uscire da qualunque situazione e che solo una percentuale minima, per quanto sempre degna della massima attenzione, invece resta segnata da un’esperienza negativa in famiglia.

Insomma, il volume del professore americano sta facendo discutere, e arriva come una boccata d’ossigeno per quelle mamme (e non sono poche) che hanno sempre considerato un po’ ridicole le loro “colleghe” che si massacrano per portare i figli a tutti i corsi possibili (musica, nuoto, danza, e fin dalla più tenera età) convinte che per avere un piccolo Mozart o un nuovo Eistein basti volerlo.

La verità è che non è mai stato così. Basterebbe guardare all’infanzia di questi personaggi per comprendere come non ebbero, spesso, un’infanzia dorata. Solo destino, dunque? No, le mamme hanno degli obblighi, e basta un po’ di buon senso per capire come non sia salutare esporli a troppa TV o dar loro del trash food.

Ma dare autonomia e responsabilità ai figli è molto meglio di ricoprirli di apprensione, perché ne farà degli insicuri. Ma il punto che preme di più a Caplan, nel suo libro, è un altro: dimostrare che fare figli rende felici e non rovina la vita di nessuno. Ecco, tra i tanti, tre piccoli consigli dell’autore:

1. Dormire e farli piangere un po’

Non è difficile far dormire i bambini, anche quelli che piangono tutta la notte. Basta applicare il metodo Ferber: lasciare che il vostro bambino pianga nella sua culla per 10 minuti, confortarlo brevemente lasciandolo lì, andarsene, farlo piangere, tornare. Col tempo, fa miracoli.

2. Disciplina senza estremismi

Gli esperimenti confermano che una disciplina chiara, coerente, e soprattutto leggera (un bambino non può gestire mille divieti, ma al massimo quattro o cinque!) funziona anche sulle pesti. Inventatevi “l’angolo del castigo” ma sappiatelo imporre senza eccezioni e senza fargli prendere gusto, altrimenti è finita. Non c’è niente di peggio che continuare a ripetere a un bambino “sei cattivo”: se ne convincerà e per tutta la vita si comporterà di conseguenza. I cliché imprigionano le persone, a partire da quelle più indifese.

3. Niente attività extra se non ve lo chiede

Meglio la X-box ogni tanto, che un’attività obbligata tutti i giorni. Un po’ di televisione, un po’ di giochi, e soprattutto ozio, relax: il bambino ha un disperato bisogno di annoiarsi, sappiatelo. E magari anche le mamme, anche se si sentono in colpa soltanto a pensarlo.