Mettete assieme la crisi economica, le carenze in materia di lavoro femminile e i pochi servizi per le mamme e avrete la condizione peggiore immaginabile per le donne e la carriera: proprio quanto sta accadendo in Italia. Secondo il rapporto “Mamme nella crisi“, stilato da Save the Children, la bassa occupazione rosa ha ricadute pesanti anche per i bambini.

D’altra parte, la crisi economica non poteva che peggiorare la condizione del lavoro rosa e delle mamme in particolare, cioè della categoria più sofferente nel panorama occupazionale italiano, per precarietà e per la crudeltà verso i fattori di debolezza, come avere più di un figlio, non essere laureate, essere straniere.

E così c’è stato un boom di abbandoni: poco meno di un milione di donne si sono viste costrette a lasciare il loro posto di lavoro dopo la nascita di un figlio e non sono più rientrate. Ad avere un lavoro è una donna su due se non ha figli (comunque di dieci punti più bassa delle media europea), ma scende al 45,5% già al primo figlio per arrivare al 31% nel caso di tre o più figli.

Questo fenomeno colpisce in particolare le nuove generazioni, le donne straniere, quelle sole e quelle senza studi. E anche quando il lavoro c’è, è spesso part-time e dequalificato.

Il tasso di inoccupazione è peggiorato per le giovani donne (fonte: Istat)

Non ci sono neppure molte soluzioni, se non alcuni correttivi messi in campo dal governo e dal Ministro Fornero, ma si sa: soldi non ce ne sono. Qualche congedo in più, compreso quelli di paternità, qualche sforzo anche di aziende private, qualche voucher per asili nido e baby sitter, ma nel complesso le mamme lavoratrici sembrano essere lasciate al loro destino.

Non c’è un piano. Mariella Gramaglia, su “La Stampa”, ha commentato il report di Save The Children ricordando invece che non si può attendere la fine della crisi: perché – si potrebbe citare una recente affermazione dell’ad FIAT Marchionne – quando il dentifricio esce dal tubetto non si può più rimetterlo dentro.

«La più grande organizzazione non governativa internazionale a tutela dei diritti dell’infanzia ritiene che sia difficile tutelare i diritti dell’infanzia in una nazione in cui mamme e bambini rischiano di diventare una specie in via d’estinzione. […] Le giovani donne sotto i 34 sono oggi solo il 17% della popolazione. Miracolosamente, dopo il minimo storico del 1995, avevano ricominciato a mettere al mondo un po’ di bambini. Merito sicuramente delle immigrate, che hanno ringiovanito l’Italia, ma anche di un altro fenomeno meno ovvio. Contrariamente al luogo comune, il tasso di natalità delle italiane aumentava là dove le donne potevano disporre di un po’ di lavoro e di servizi. […] Quel trend si è interrotto. Dal 2009, anno in cui la crisi si è fatta più dura, hanno cominciato di nuovo a nascere meno bambini.»

Una tensione positiva verso l’autonomia che quindi ha cozzato contro la crisi che impedisce, di fatto, alle donne che pure mostrano di avere più capacità di uscire di casa – in un paese dove una persona su tre vive ancora coi genitori – di programmarsi una vita famigliare, di realizzare i loro sogni. I numeri sono disarmanti: dei 3 milioni e 855mila donne fra i 18 e i 29 anni, il 71,4% vive ancora con i genitori. E probabilmente non ne avrebbero la minima voglia.

Secondo il rapporto, è necessario un «Pink Deal», un grande piano di conciliazione strutturato che permetta di dividersi tra lavoro e famiglia in senso europeo, moderno. L’ormai abusato welfare famigliare non basta più, lo Stato spende l’1,4% del PIL per la protezione sociale (pochissimo) e questi problemi non si risolvono certo con le quote rosa nei cda.

Fonte: Save The Children