Lavoro, carriera, maternità. Per la maggior parte delle donne, forse, queste tre parole rappresentano necessità fondamentali e irrinunciabili, ma spesso difficili da conciliare. Perché, diciamolo, per una mamma portare avanti la vita lavorativa non è sempre facile, soprattutto quando non si hanno aiuti e lo stesso ambiente lavorativo diventa ostile.

Contrariamente a quanto si crede, tuttavia, sembra che i figli possano veramente essere un grande incentivo per la carriera delle mamme o, almeno, non costituiscono più un ostacolo dal punto di vista professionale quando, finalmente, raggiungono il secondo anno di età. Questo è quanto affermato da Bankitalia, che ha diffuso i risultati di una ricerca condotta da due economiste.

“Avere un figlio sotto i 23 mesi riduce (anche se non significativamente) la probabilità di una donna di avere un lavoro retribuito, una diminuzione che diventa più netta all’aumentare del numero dei figli. Questi effetti si esauriscono con il tempo, diventano positivi (statisticamente azzerati), ciò significa che nel lungo corso la presenza di bambini sembra avere per le madri un leggero effetto di spinta verso il mercato del lavoro.”

Sarà perché si esce dal periodo dei cosiddetti “Terribile two“, e anche perché nel frattempo si ha avuto il tempo di dimostrare le proprie capacità anche fuori dall’ambiente familiare, ma sembra proprio che superato questo biennio difficile, soprattutto per le neo mamme, la presenza di un bambino possa addirittura incrementare i successi professionali di una donna.

Che cosa si potrebbe fare per accelerare i tempi e diminuire questo limbo di ventiquattro mesi? Certamente una proposta di legge come quella varata nel Regno Unito non sarebbe male, infatti permetterebbe ai papà di aiutare concretamente le compagne nei primi dieci mesi del bambino.