La condizione lavorativa della donna è problematica in tutta Europa, fatta eccezione per alcune oasi molto ristrette. Ad affermarlo è l’Eurostat, che ha reso noti i dati relativi all’occupazione femminile in tutti i 27 paesi che appartengono all’Unione Europea.

In prossimità della Festa delle Donna, ecco un quadro abbastanza sconcertante che ci mostra la situazione del lavoro rosa in Italia, fanalino di coda per quanto concerne il numero delle donne che svolgono una professione.

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Se si parla di madri, inoltre, le cifre ci informano di una tendenza preoccupante che tuttavia conferma quanto recentemente rilevato a livello regionale: dopo la nascita del primo figlio, infatti, nel nostro paese lavora solo il 59% delle mamme (contro il 71,3% della media UE), mentre se la prole è composta da due bambini la percentuale di madri occupate scende fino al 54,1% (nel resto d’Europa 54,7%).

Basta pensare alla situazione dell’Emilia Romagna messa in evidenza solo pochi giorni fa, dove l’alto numero di licenziamenti dopo la maternità ha fatto scattare un’indagine per verificare le motivazioni che portano le neo mamme a rinunciare alla carriera.

Anche il numero di donne italiane occupate senza figli, di età compresa tra i 25 e i 54 anni, è inferiore ai valori del resto dell’Europa (63,9% contro il 75,8%), e una forte disparità si nota anche tra le giovani laureate e i colleghi di sesso maschile. A cinque anni dal conseguimento del titolo, infatti, su cento uomini 86 risultano lavoratori, contro 77 donne, e le differenze di stipendio non sono certo poche.

L’unico stato che sembra ribaltare questa tendenza è l’Olanda, dove l’occupazione aumenta in modo direttamente proporzionale al numero dei figli. In Belgio e Slovenia, invece, il tasso di disoccupazione femminile varia solo dopo la nascita del terzo figlio: è opinione comune che questa situazione rosea sia dovuta in primo luogo al perfetto funzionamento dei servizi per l’infanzia, asili nido per primi.