Tempi duri per le mamme italiane, in stato di disoccupazione o con lavoro malpagato e i figli a rischio povertà.

Questo il rapporto decisamente triste di Save The Children “Mamme nella crisi”, secondo il quale in Italia sono le mamme le principali vittime della crisi economica. Oltre a problemi di lavoro, hanno anche poche possibilità di accesso al sostegno dei servizi di cura per l’infanzia. E se non hanno ancora figli e ”per sfortuna” hanno una gravidanza restano disoccupate o sottoccupate o vengono licenziate proprio a causa della gravidanza. Il rapporto “Mamme nella crisi” è stato presentato dalla onlus Save The Children in Senato presente il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Un quadro a tinte fosche quello presentato dalla Onlus. Sembra anche che il tasso di occupazione scenda se aumenta il numero dei figli, che dal 2010 sia diminuita l’occupazione qualificata e che le donne vengano assunte solo in caso di lavoro a bassa specializzazione, dalle collaboratrici domestiche alle addette ai call center. È in crescita negli ultimi anni il lavoro part-time, che le mamme lavoratrici sono costrette ad accettare se non hanno altre alternative e altre opportunità di lavoro a tempo pieno. È aumentato, infatti, il part-time involontario, ovvero quello che si accetta in mancanza di lavoro a tempo pieno.

Rispetto all’Europa, l’Italia vanta addirittura il record del tasso di disoccupazione delle donne, soprattutto per le donne più giovani e in età feconda tra i 25 e i 34 anni. Per le giovani donne senza laurea si registra un tasso di occupazione inferiore a quello dei coetanei dell’altro sesso. Eppure, sono proprio le giovani le più interessate dal lavoro atipico e precario: e così in Italia si è abbassato il trend di aumento dei tassi di fecondità che si era registrato dal 1995, visto che il 71,4% delle donne fra 18 e 29 anni vive con i genitori.

Ma le donne più a rischio sono le mamme di origine straniera e le mamme single, i cui figli sono i più esposti al rischio di povertà. E non solo: in Italia, solo il 13,5% dei bambini fino a 3 anni viene preso in carico dai servizi di assistenza all’infanzia, contro l’obiettivo europeo del 33%. Di conseguenza, la mamma deve prendersi la cura totale del bambino ed è abbastanza difficile conciliare lavoro e famiglia.

Il Governo per il momento si dice impossibilitato a intervenire: Elsa Fornero, ministro al Welfare e alle Pari Opportunità, ha ricordato a tutti la difficile situazione dei conti, il debito da restituire e quindi ha escluso iniziative forti. Varie le iniziative sociali naufragate, come l’indennità di paternità obbligatoria, la social card e la non autosufficienza: mancano i soldi e qualunque progetto rimane solo sulla carta: ”progetti di carta”, come si suol dire.