Donne forti, dai nervi saldi, molto note. Hanno vinto medaglie, sono diventate mamme, hanno continuato a vincere medaglie. Le liste dei partiti e dei movimenti che si candidano alle prossime elezioni se le contendono, come le agenzie pubblicitarie. Prendiamo ad esempio i casi di Valentina Vezzali e Josefa Idem, due campionesse mondiali e olimpiche, delle rispettive specialità, che andranno a Roma.

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Una uscita vincente dalla primarie del Pd, l’altra cooptata dalla lista Monti per il Senato, sono entrambe donne sulle quali certamente sono puntati i riflettori. E forse qui sta il primo problema: la ricerca dei candidati famosi è davvero legata alle qualità personali di queste donne o soltanto alla loro notorietà? In un recente editoriale, il direttore della Stampa, Mario Calabresi, è stato molto franco:

«Dopo anni in cui vengono accusati di non rinnovare e cambiare mai i loro quadri e di candidare sempre gli stessi, i politici ricorrono a esponenti noti della società civile per segnare una discontinuità. Hanno bisogno di nomi noti e di sbandierarli con forza perché questa è una campagna elettorale molto affollata e con cinque schieramenti, e perché altrimenti non se ne accorgerebbe nessuno. È evidente che è una scorciatoia, pure poco convincente, ma è anche colpa di tutti noi che abbiamo sempre bisogno di emozioni forti e titoli ad effetto.»

Dunque solo effettistica? Forse nel caso di alcune delle donne VIP che entreranno in Parlamento questo giudizio rischierebbe di essere frettoloso. Al di là delle intenzioni furbe dei partiti, ci sono effettivamente qualità che possono risultare utili. La Idem, ad esempio, ha fatto notare più volte quanto lo sport italiano sia in grande difficoltà dal punto di vista delle idee e della diffusione scolastica. Annalisa Minetti – la cantante oggi campionessa eccezionale alle paraolimpiadi, anche lei nella lista Monti – è un nome che convince molti. La Vezzali (secondo figlio in arrivo) ha subito conquistato le pagine alla prima dichiarazione sulla famiglia:

«Penso che la natura dell’uomo sia di stare con una donna. Credo nell’unione tra uomo e donna come Dio ci ha insegnato. Credo molto in Dio. I nostri figli hanno bisogno di un punto di riferimento sano sotto il profilo etico e morale e questo è la famiglia composta da uomo e donna. Tuttavia, credo che una forma di riconoscimento per le coppie di fatto sia necessaria.»

Una posizione abbastanza conservatrice sulla famiglia, in questo dimostrando una certa coerenza con i compagni di viaggio del centro, il terzo polo montiano, che ha scelto.

Queste donne da atlete hanno vinto tutto, ma riusciranno ad ottenere risultati anche in Parlamento? Una cosa è certa: la loro vita è stata tutta basata sulla coniugazione di impegni personali con quelli professionali e su una forte determinazione. Hanno già molto da insegnare ai loro colleghi maschi e sono relativamente giovani. Speriamo non deludano.

Fonte: Asca