Il cancro al seno è la forma tumorale più frequente nelle donne e oggi ne colpisce, purtroppo, circa una su dieci, risultando come la prima causa di mortalità per tumore nel gentil sesso.

L’esame importante, che mira a diagnosticare i tumori alla mammella, è la mammografia. Se viene eseguita in una fase precoce, nel momento in cui i tumori si presentano di piccole dimensioni, permette di prendere in tempo il problema e di non farlo estendere maggiormente, per evitare di andare incontro ai rischi che tutte ben conosciamo.

La prevenzione nei confronti di questa grave malattia è molto importante: se fino ai 40 anni basta l’autopalpazione, superata la soglia di questa età è più che necessario effettuare l’esame.

Attualmente in Italia la mammografia è raccomandata alle donne che hanno superato i 50 anni, stando però attente a farla prima se in famiglia si è avuta una madre o una sorella malata. Secondo gli oncologi italiani, per riuscire a personalizzare le terapie e a prendere in tempo il cancro al seno non è sufficiente farla all’età consigliata ma dovrebbe essere anticipata ai 45 anni.

Come riporta Kataweb, nel Convegno internazionale “Meet the Professor” il professor Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento Integrato di Oncologia ed Ematologia del Policlinico universitario di Modena ha tenuto a sottolineare che:

Vanno sensibilizzate le donne ad aderire alla mammografia ma soprattutto è necessario che le Istituzioni siano pronte a recepire le indicazioni che provengono dalla comunità medico-scientifica. Siamo ormai tutti concordi: la soglia deve essere 45 anni. E ancor prima quando vi siano particolari fattori di rischio come altri casi di neoplasia in famiglia.

Negli Stati Uniti è scoppiata però una polemica, avviata dall’American Cancer Society e dai servizi di prevenzione statale, che va in netto contrasto con la proposta del governo, che vorrebbe rivedere il ricorso alla mammografia.

Se da una parte, infatti, utilizzare questa tecnica riesce ad individuare i tumori piccoli, dall’altra può capitare di rilevare ciò che non c’è e creare falsi allarmi alla paziente, che in quel caso si ritrova costretta ad effettuare accertamenti più completi e non necessari.

Attualmente, negli USA, è necessario sottoporsi all’esame a partire dai 40 anni, mentre la controproposta vorrebbe fissarlo dai 50 anni in su e ripeterlo ogni 24 mesi. L’American Cancer Society si è dichiarata nettamente sfavorevole a riguardo pretendendo che si continui ad utilizzare la proposta attuale.

Voi da che parte state?