È partita in questi giorni la campagna nazionale per la raccolta del 5×1000 da parte del gruppo Luca Coscioni, presentata tramite un maxi cartellone apparso all’improvviso in corso Buenos Aires a Milano.

Lo slogan dell’iniziativa recita “Lasciatemi morire in pace“, e il gruppo con il sostegno dei radicali sta cercando da tempo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento fondamentale e delicato dell’eutanasia.

Galleria di immagini: Lasciatemi morire in pace

I cartelloni propongono il volto di un malato terminale: l’immagine è catturata dal video australiano per la legalizzazione dell’eutanasia, la cui versione italiana è stata prodotta dall’Associazione Coscioni.

Come recita il comunicato ufficiale sul sito del gruppo

“La campagna di quest’anno verterà in particolare sulla libertà e responsabilità individuale nelle scelte di fine vita, a favore dell’eutanasia legale contro l’eutanasia clandestina.”

L’iniziativa ha già raccolto una serie di commenti per lo più negativi, in prima linea i cattolici che l’hanno definita scioccante. L’argomento è sicuramente delicato e i vari dibattimenti parlamentari, scaturiti dopo la morte di Eluana Englaro, mostrano il fianco della totale inadeguatezza che possiede lo Stato Italiano innanzi a una scelta così essenziale.

Cavilli e burocrazia non hanno che aggravato la poca trasparenza su questo argomento, rendendo complicata una scelta che dovrebbe essere personale e non gestita da un tribunale. Di altro avviso il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, che ha così commentato la scelta del gruppo Coscioni:

“Ai radicali, dai quali molto ci divide, vanno però riconosciuti la trasparenza e il coraggio delle proprie opinioni. L’esplicita campagna sull’eutanasia attuata in questi giorni con lo scioccante manifesto che chiede anche il sostegno dei fondi del 5 per mille ne è un esempio. Spesso infatti dietro la dura opposizione al disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) che andrà presto in aula alla Camera, ci sono posizioni simili, ma mascherate. Pensiamo ad esempio alla battaglia sulla sospensione di idratazione e alimentazione, oppure all’obbligo da parte del medico di eseguire qualunque volontà, anche eutanasica, espressa dal paziente, e ancora a chi non vuole che il parlamento legiferi e preferisce lasciare alle sentenze dei tribunali le decisioni sulla vita e la morte, contando su altri casi Englaro. È importante invece che il dibattito, nel Paese come in Parlamento, si svolga con estrema chiarezza, chiamando le cose con il loro nome, perché la possibilità di giudicare da parte dei cittadini non sia confusa da terminologie ambigue o volutamente fuorvianti. Ricordiamo ancora una volta, per esempio, il caso di Roberto Saviano che nella trasmissione con Fabio Fazio Vieni via con me è riuscito a raccontare la vicenda di Piergiorgio Welby censurando la sua battaglia per l’eutanasia e parlando soltanto di “accanimento terapeutico”. Il compito del legislatore, invece, deve essere quello di tracciare un confine netto tra la libertà di scegliere le terapie e la possibilità di scivolare verso l’eutanasia e il suicidio assistito. In questo senso il manifesto dei radicali, che combattono su un fronte opposto al nostro, per un obiettivo che noi respingiamo con forza, ha però il merito della chiarezza.”

A questo indirizzo potrete visionare l’intervento di Mina Welby durante la puntata di “Vieni via con me” dedicata all’eutanasia. Parole oneste senza retorica e pietismo, uno sguardo rispettoso sulla sofferenza di una famiglia e su una scelta inevitabile.