Ultime ore prima del voto. La campagna referendaria sta per arrivare al tanto atteso esame del “quorum“. Alcuni episodi rischiano però di avvelenare un clima già teso a causa dei ricorsi e delle sentenze che hanno accompagnato l’iter del referendum sul nucleare. In un video apparso su Youtube, condiviso ora anche su Facebook, alcuni addetti dell’Ama provvedono alla rimozione di manifesti a favore dei quesiti del 12 e 13 giugno.

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A giudicare dalle immagini contenute nel video, i manifesti affissi sembrerebbero collocati nelle apposite bacheche, suscitando quindi perplessità riguardo la loro rimozione. L’appello è per un rapido chiarimento della vicenda, verificatasi proprio nel momento in cui i referendum hanno maggior bisogno di visibilità. Un episodio che arriva dopo settimane in cui comitati referendari e Governo si sono dati battaglia nelle aule della Cassazione e della Corte Costituzionale, in un clima quindi tutt’altro che sereno.

Il video rende però la misura dell’importanza attribuita ai prossimi referendum. Nelle consultazioni del 12 e 13 giugno saranno al centro della discussione temi d’importanza assoluta per la salute e il benessere pubblico. A prescindere dalla propria personale opinione riguardo al voto, i quesiti chiederanno agli italiani di esprimersi sulla costruzione di nuove centrali nucleari e sulla privatizzazione dell’acqua, oltre che ricordiamo anche sul legittimo impedimento. Tutti argomenti in grado di muovere pesanti interessi economici.

Se i referendum dovessero fallire si autorizzerebbe in un prossimo futuro la ripresa della costruzione di impianti nucleari, mentre per l’acqua si aprirebbero le porte della gestione privata e della variazione alle tariffe sulla base degli interessi economici dell’azienda che l’avrà in gestione. Non solo, la questione dei manifesti esplode proprio mentre un’altra polemica ancora scalda gli animi.

Si tratta del polverone sollevato dalle dichiarazioni con cui il ministro Elio Vito ha nei fatti dichiarato l’annullamento del voto degli italiani all’estero. Schede non valide, ma elettori che potrebbero pesare sui numeri dei votanti da raggiungere, portandoli in sostanza al 58% anziché al previsto “50% + 1″. Alle parole del ministro hanno fatto seguito quelle del leader Idv Antonio Di Pietro, che ha già preannunciato ricorso contro l’eventuale innalzamento di fatto del quorum.